Mediobanca, Draghi cambia le nuove regole

Geronzi: «Piazzetta Cuccia non controlla le Generali» Fininvest pronta a portare dall’1 al 2% la sua quota

da Milano

Mediobanca dovrà subito cambiare le nuove regole di governo societario «dualistico» appena approvate. Lo ha comunicato il governatore di Bankitalia, Mario Draghi, con una lettera peraltro inviata ai consiglieri di tutte le aziende di credito che già hanno scelto il duale (Intesa Sanpaolo, Ubi Banca e Banco Popolare). Nella quale si invita Piazzetta Cuccia, già dal prossimo consiglio di sorveglianza di lunedì, a recepire una serie di «indirizzi applicativi» in contrasto con il nuovo statuto, in attesa dell’emanazione del regolamento finale. Quindi dovrà essere modificato di nuovo lo statuto stesso.
In estrema sintesi, Draghi vuole rendere effettiva l’autonomia operativa del consiglio di gestione da quello di sorveglianza. Ovvero manager da soci. Per cui, per esempio, il presidente del «cds» non potrà andare ai «cdg» (come invece aveva previsto Mediobanca). Mentre il cdg dovrà decidere su temi rilevanti, quali il perimetro delle partecipazioni, senza riportare preventivamente al cds, ma in piena autonomia.
Nello stesso tempo è un consigliere di peso quale Tarak Ben Ammar (rappresentante del gruppo C dei soci francesi) a sbarrare la strada a Gabriele Galateri per la presidenza del consiglio di gestione: «Gabriele è stato bravo, ma con il sistema duale separiamo chi lavora da chi fa l’azionista. Arrivando Geronzi non c’è spazio per due presidenti». Un’affermazione che presuppone, per il vertice del cdg, o una scelta esterna (un indipendente), o la nomina del condirettore generale Renato Pagliaro, che però sembra avere più un profilo operativo che non quello di ufficiale di collegamento con i soci, oppure un interim per il futuro consigliere delegato Alberto Nagel. Si saprà lunedì.
Intanto Geronzi, che ieri ha presieduto un’assemblea di Capitalia, ha negato legami «commerciali e industriali» con le Generali. «L’indagine dell’Antitrust servirà a smentire in modo drastico questo assunto», ha detto ancora, ricordando che Mediobanca «ha solo una quota del 14% e col 14% non si controlla niente». Sul fronte della fusione Unicredit-Capitalia, si è ieri appreso che l’impatto dei costi di ristrutturazione legati alla fusione «sarà parzialmente bilanciato dalla plusvalenza realizzata attraverso la cessione di una quota della partecipazione in Mediobanca» destinata a scendere dal 18,1% al 9,39%. La relazione per l’assemblea degli azionisti sulla fusione conferma in 1,058 miliardi gli oneri una tantum per la ristrutturazione contabilizzati nel 2007, di cui il 32% per il personale, il 21% per l’informatica e il back office, il 5% per la pubblicità, il 4% per il rebranding e il 38% nella voce «altro».
Infine va registrata la candidatura di Fininvest, titolare dell’1% di Mediobanca, che si è fatta avanti per raddoppiare. «Se ci chiamano, siamo pronti», ha dichiarato l’amministratore delegato Pasquale Cannatelli indicando un interesse anche a entrare nel patto in futuro.