Mediobanca, il duale e i tre «saggi»

Va bene tutto, ma rischiare di dover subire pene pesanti per delle reponsabilità non proprie e non controllabili, questo proprio non va giù ad alcuni soci di Mediobanca. Così, dopo aver creato la governance dualistica più pura di tutte, l’ipotesi di tornare a quella tradizionale è più concreta che mai. E questo perché ora che le direttive di Bankitalia stanno chiarendo che il consiglio di sorveglianza, diretta emanazione dei soci, non può avere nessun contatto con quello di gestione, che in Mediobanca è composto da soli manager, emerge con chiarezza una situazione paradossale. In pratica il cds assorbe anche le funzioni dell’ex collegio sindacale.
Il che corrisponde, per i suoi membri, ad avere le responsabilità penali e amministrative e civili sul bilancio e quindi sull’operato degli amministratori. È come se il presidente del cds, Cesare Geronzi, o Ennio Doris, consigliere, si trovassero a rispondere dell’operato del ceo Alberto Nagel, senza aver mai potuto dire o sapere nulla sulla gestione. Una beffa? Per questo i soci hanno incaricato un terzetto di illustri giuristi, composto da Paolo Ferro-Luzzi, Berardino Libonati e Pier Gaetano Marchetti, di riprendere il mano il dossier della governance di Mediobanca per proporre ai soci, eventualmente, di tornare all’antico.