Mediobanca esce dal capitale Mediolanum

IN GIORNATA Le obbligazioni, convertibili nel 2015, cedute a investitori istituzionali

A quasi tre anni dalla pronuncia dell’Antitrust che aveva dettato le regole sull’incrocio azionario tra Mediobanca e Mediolanum, e a dieci dallo scambio del 2% del capitale tra i due gruppi, l’istituto di Piazzetta Cuccia ha avviato ieri l’uscita dal gruppo che fa capo a Fininvest e a Ennio Doris. Lo ha fatto collocando presso investitori istituzionali un bond convertibile in azioni ordinarie Mediolanum con scadenza 2015. Il collocamento si è svolto in giornata e ieri sera è stata comunicata la sua chiusura con un incasso di 75,5 milioni. L’operazione ha origini lontane: risale infatti ai tempi della fusione tra Unicredit e Capitalia, che data 2007. I due istituti erano entrambi grandi soci di Mediobanca, e l’Antitrust impose un tetto alla quota che Unicredit avrebbe potuto detenere dopo la fusione, vietando tuttavia l’acquisto di azioni Mediobanca ai soci da questa partecipati. L’Autorità indicò nel 9,39% la quota che Unicredit avrebbe dovuto cedere, mentre nell’8,68% quella che avrebbe potuto mantenere (che non è poi variata nel tempo).
Tra gli acquirenti delle frazioni del pacchetto messo in vendita figurava anche Mediolanum, intenzionata a salire dell’1,5%, nella quale Mediobanca deteneva, a sua volta, l’1,9%. L’Antitrust, per consentire a Mediolanum di accrescere la propria quota poco inferiore al 2%, impose l’uscita di Mediobanca dal suo capitale; concesse comunque tempi larghi per la vendita (ma i diritti di voto furono nel frattempo congelati), e il crollo dei mercati successivo al fallimento della Lehman Brothers provocò una proroga al giugno 2009, per consentire alle Borse di riprendersi e all’operazione di non procurare danno. A quella data seguì un’ulteriore proroga di sei mesi, cui ne seguì una successiva, tecnica, per permettere la chiusura dell’operazione.
Questa è basata su un modello tipico per collocamenti di importanti quote azionarie; Mediobanca ha costruito un bond convertibile in azioni Mediolanum, scadenza al 2015. Lo scopo, in questi casi, è quello di andare incontro al mercato per permettere reciproca soddisfazione, del cedente e dell’acquirente, in prospettiva futura. Così le caratteristiche messe a punto da Mediobanca International, la società incaricata del collocamento, sono state le seguenti: la cedola pagata annualmente sarà del 2,625% annuo, il premio di conversione è stato fissato nel 30% sul prezzo di ieri, e quindi il prezzo finale di conversione sarà di 5,28 euro. Ieri in Borsa i due titoli hanno reagito tiepidamente: il prezzo di Mediobanca è rimasto sostanzialmente inalterato a 7,59 euro, con una limatura lievissima, dello 0,07%; il prezzo di riferimento di Mediolanum si è attestato a 4,0875 euro, -0,67%.
Oggi il gruppo Mediolanum è uno dei grandi soci di Mediobanca, e detiene complessivamente - attraverso Mediolanum vita e Mediolanum spa - il 3,38% di Mediobanca, a fronte dell’1,9% finora da questa «incrociato» e messo ora al servizio del bond. Insieme, Mediobanca e Mediolanum, possiedono Banca Esperia, sulla quale l’operazione di ieri non produrrà alcuna conseguenza.