Mediobanca fa i conti con i suoi futuri soci

Fininvest e Benetton pronte a entrare Tra le imprese alcuni «no grazie»

da Milano

Per Mediobanca si apre una settimana importante, ma la vendita del pacchetto azionario del 9,4% del capitale da parte di Unicredit resta ancora in sospeso. Mercoledì è convocato il consiglio di sorveglianza, ma la questione del 9,4% non sarà affrontata. Prima di tutto deve essere il patto di sindacato (che controlla il 47,9%) a ratificare la distribuzione della quota. E la riunione dovrebbe tenersi a ridosso dell’assemblea del 27 ottobre, probabilmente il 25. Il cds di mercoledì, presieduto da Cesare Geronzi, si limiterà ad approvare il bilancio annuale (i cui numenri sono stati esaminati dal consiglio di gestione di due settimane fa), che da quest’anno non andrà più in assemblea, secondo quanto previsto dalla nuova governance duale.
Per la cessione del 9,4% ereditato dopo la fusione con Capitalia da Unicredit (che detiene comunque un altro 8,7%) i giochi non sono ancora chiusi. E l’impressione è che qualche difficoltà ci sia. Prima di tutto per i paletti imposti dall’Antitrust, che ha impedito (e il suo presidente, Antonio Catricalà, lo ha confermato in un’intervista) alle società partecipate da Mediobanca stessa di poter prendere una parte di azioni. Ciò vale, all’interno del patto, prima di tutto per Mediolanum, Generali e per la FonSai del gruppo Ligresti. Inoltre è ben difficile che Commerzbank, banca tedesca il cui futuro non è del tutto chiaro, aumenti la propria partecipazione.
Tutto ciò fa sì che per permettere al gruppo A (quello delle banche) di mantenere le posizioni all’interno del patto Mediobanca si veda costretta a cedere l’1,9% di Mediolanum, sciogliendo il rapporto e permettendo a Ennio Doris, oggi all’1,9%, di salire verso una quota del 3-4%. Contatti sono in corso. Un’altra quota (intorno all’1%) potrebbe andare alla Popolare di Vicenza, che si è detta disponibile.
Il gruppo B, quello delle imprese, non ha al suo interno nessuno deciso a salire di molto. Della Valle e altri, alla fine, sottoscriveranno qualche frazione. Ma per fare tornare i conti i sondaggi si sono rivolti anche all’esterno. E sia De Agostini, sia il gruppo Caltagirone, sondati dopo il loro ingresso nel capitale delle Generali, avrebbero declinato. Diverso sarebbe il discorso per Fininvest (peraltro grande azionista di Mediolanum) e Benetton (nella cui controllata Sintonia è appena entrata la stessa Mediobanca). Il gruppo della famiglia Berlusconi, che ha già l’1% fuori dal patto, potrebbe rilevare un’altra quota e conferire tutto all’interno. Mentre Benetton rileverebbe da Unicredit una quota tra l’1 e il 2%. Per il gruppo C guidato dai francesi di Bolloré è invece tutto più facile: la loro salita dal 9 all’11% sembra sicura. Anche se forse entrerà un nuovo socio.