Mediobanca, fatto l’accordo sulla riforma

Pagliaro sarà vicepresidente di un esecutivo con 9 membri

da Milano

La Mediobanca del futuro torna all’antico, con un modello un po’ rivisitato e «affollato» rispetto al passato: la governance che ora prevede due consigli, di sorveglianza e gestione, finisce nel cestino, sostituita da un consiglio d’amministrazione che avrà 22 membri (contro i 20 del cda in vigore prima dell’introduzione del sistema duale), 9 dei quali (contro gli 8 di prima) andranno nel comitato esecutivo. Di entrambi i gruppi di lavoro sarà presidente Cesare Geronzi.
L’ad sarà Alberto Nagel e il direttore generale Renato Pagliaro, entrambi in cda ed esecutivo. Idem per gli altri tre attuali membri del consiglio di gestione (Francesco Vinci, Massimo De Carlo, Maurizio Cereda). Pagliaro sarà anche vicepresidente del comitato esecutivo. Mentre gli altri tre consiglieri dovrebbero Essere Tarak Ben Ammar, Eric Strutz e Pietro Ferrero. Questo l’«accordo» tra Geronzi, i manager, con la supervisione di alcuni consiglieri del comitato governance, quali Marco Tronchetti e Tarak Ben Ammar, che in questi giorni sono stati visti in Piazzetta Cuccia, e la trasformazione in statuto per mano del notaio Piergaetano Marchetti.
Un’intesa che per diventare effettiva dovrà ora essere esaminata, nella sua interezza, dal comitato governance e dai consigli, tutti convocati oggi per giovedì prossimo, 18 settembre. Un esito che sarà preceduto da un passaggio in Bankitalia, per verificare ogni compatibilità.
Mentre è atteso anche il parere di Unicredit (che ha il presidente Dieter Rampl nel comitato governance), il primo socio di Mediobanca che si è esposto, in queste settimane, perché il ritorno alla governance tradizionale avvenisse con il pieno consenso dei manager. In proposito, fonti vicine alla banca milanese hanno ieri detto che i termini dell’accordo appaiono soddisfacenti. Sottolineando anche, però, che solo l’esame finale e formale dei comitati potrà trasformare l’accordo in una riforma definitiva.
Dopo settimane di discussioni, a tratti anche accese, caratterizzate da continue frenate e ripartenze fra Geronzi, supportato dalla maggioranza degli azionisti, e i manager spalleggiati da Unicredit, si è trovata così un’intesa che cerca di tutelare il più possibile l’indipendenza dei dirigenti e garantire la volontà dei soci di non essere estromessi dalle principali decisioni.
Marchetti ha chiuso le consultazioni coi soci del patto e lo schema si trova all’esame di Bankitalia. Il passaggio finale sarà l’approvazione dello statuto nell’assemblea di bilancio del 28 ottobre, che verrà ora convocata dal consiglio di gestione anche in sede straordinaria. Bisognava non andare oltre quella data, già fissata da tempo per il bilancio annuale, per l’esigenza di evitare una pericolosa stasi dell’istituto in un momento difficile per i mercati internazionali e l’economia italiana, con possibili riflessi anche sulle principali partecipate Generali e Telecom.
Proprio il tema delle future gestioni delle partecipazioni, finora nella mani dei manager, appare al momento ancora aperto.