Mediobanca: «Fiat non centra gli obiettivi»

«Essere o non essere?» si chiede l’analista Massimo Vecchio, di Mediobanca, nel suo studio riferito alla chiusura d’anno del gruppo Fiat. A una settimana dal cda sui conti del quarto trimestre 2008, emergono dal dossier le ricadute sulla divisione Auto della crisi che ha investito il settore: meno 33% la stima dei ricavi trimestrali e un rosso operativo di 158 milioni rispetto all’attivo di 233 milioni nello stesso periodo del 2007. Giù, secondo Piazzetta Cuccia, anche le vendite di Iveco (meno 7%), mentre sono visti in crescita ricavi e profitti di Cnh, Ferrari e Maserati. Aumenta poi il debito industriale a 3,5 miliardi, dai 3,2 del terzo trimestre. «Con le perdite previste nell’Auto, il gruppo non raggiungerà gli obiettivi», afferma il report. E sempre Mediobanca vede, nell’anno in corso, una caduta dei mercati del 10% che costringerà l’amministratore delegato Sergio Marchionne a rivedere i target del 2009. Il primo trimestre, in particolare, per la banca d’affari dovrebbe chiudersi, a livello di gruppo, con un utile operativo a 275 milioni, in calo di oltre il 60%. Il trading profit dell’Auto è stimato negativo per 41 milioni.
E ancora, tra gennaio e marzo, a fronte di circa 350 milioni di cassa bruciati, il debito netto si attesterebbe a 3,9 miliardi. Guardando al 2009 il taglio delle stime previsto da Mediobanca per Fiat Group sarebbe nell’ordine del 13,8% (ricavi), del 56,4% (utile operativo) e dell’81,5% (risultato netto). Ma anche il 2010 del Lingotto si prospetterebbe difficile secondo l’analisi di Mediobanca.
A subire le conseguenze della crisi sarà anche l’utile per azione, in calo da 1,61 euro del 2007 e da 1,41 del 2008 a 0,35 euro del 2009. L’analista di Mediobanca alza infine il prezzo obiettivo delle azioni Fiat da 5,4 a 5,7 euro.
Il 22 gennaio sarà comunque Marchionne, nella conference call con gli analisti, a delineare lo scenario che il Lingotto si aspetta nei prossimi mesi. A Piazza Affari, intanto, anche ieri il titolo Fiat ha risentito, chiudendo la giornata con un meno 3,17%, dell’improvvisa uscita di scena del manager Luca De Meo, pronto ad assumere l’incarico di direttore marketing del colosso tedesco Volkswagen.
A proposito di De Meo, si è praticamente risolto a suo favore, come anticipato ieri dal Giornale, il giallo della clausola contrattuale. E qui entrerebbe in gioco una «leggerezza» dell’ufficio del personale del Lingotto, diretto da Roberto Pucci, che alla metà dello scorso anno non avrebbe inserito, nel contratto di De Meo, la clausola di non concorrenza, cioè il divieto al manager di lavorare per gruppi concorrenti in caso di dimissioni. L’inserimento della clausola, che blinda un dirigente per un minimo di sei mesi, comporta un onere per l’azienda. Resta ora da vedere se anche altri manager di spicco del Lingotto non hanno incluso nel proprio contratto la clausola in oggetto. Il «colpo» di De Meo, libero di prendere servizio per i concorrenti di Volkswagen praticamente dai prossimi giorni, avrà sicuramente fatto infuriare Marchionne. Un problema in più in un momento particolarmente delicato.
Ieri, intanto è stata completata la riorganizzazione di Fiat Group Automobiles con la nomina di Sergio Cravero alla guida di Alfa Romeo al posto di De Meo. Con la promozione di Cravero, già a capo del marketing del Biscione, sono state inserite quattro nuove funzioni trasversali affidate, rispettivamente, a Lorenzo Sistino (vendite), Olivier François (marketing), Daniele Chiari (pianificazione del portafoglio prodotto) e Sergio Cravero (sviluppo prodotto). «In questo modo - ha commentato Marchionne - l’azienda viene messa nelle condizioni di affrontare le prossime sfide dei mercati in modo più efficiente e immediato». E tra queste c’è la ricerca della nuova alleanza, caldeggiata ieri anche dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi: «Per Torino è urgente individuare una grande partnership».