Mediobanca, Geronzi ago della bilancia

da Milano

Si conclude con un nuovo statuto che aumenta i poteri del presidente del consiglio di amministrazione la riforma della governance di Mediobanca. Lo si apprende dal testo delle regole di governance che dovrà essere approvato dall’assemblea del 28 ottobre. Sarà dunque Cesare Geronzi a porsi come figura centrale dell’istituto.
«Il presidente promuove l'effettivo funzionamento del sistema di governo societario - si legge nel testo all'articolo 15 - garantendo l'effettivo equilibrio di poteri rispetto all'amministratore delegato e agli altri amministratori esecutivi; si pone come interlocutore degli organi interni di controllo e dei comitati interni; sovrintende, coordinandosi con l'amministratore delegato, alle relazioni esterne ed istituzionali».
La vicenda della governance della banca d'affari aveva occupato le cronache finanziarie tutta l'estate, a partire dal momento in cui il presidente del consiglio di sorveglianza, Cesare Geronzi, appoggiato dai principali soci (con eccezione, in un primo momento, di Unicredit) aveva espresso forte insoddisfazione per la gestione di tipo «dualistico», introdotta un anno prima. Il modello si sarebbe rivelato troppo macchinoso e tale da lasciare al consiglio di sorveglianza, espressione degli azionisti, un ruolo poco più che notarile. Geronzi lamentava in particolare come il sistema dualistico implicasse uno scarso controllo del consiglio di sorveglianza sugli affari della banca ma assegnandogli comunque piene responsabilità legali ex post. Inoltre, secondo il banchiere si era verificata una carenza di comunicazione tra il consiglio di gestione, guidato dal presidente Renato Pagliaro e dal consigliere delegato Alberto Nagel, e il consiglio di sorveglianza.
Ora il quadro cambia, non solo con il ritorno al sistema centrale, ma con un marcato riequilibrio dei poteri nella gestione dell'istituto. Secondo il nuovo statuto, il consiglio d'amministrazione di Piazzetta Cuccia (nel quale Alberto Nagel ricopre la carica di amministratore delegato e Renato Pagliaro quella di vicepresidente del comitato esecutivo), «può avocare le delibere relative a operazioni che ricadono nei poteri delegati al comitato esecutivo e all'amministratore delegato con il voto favorevole della maggioranza dei componenti in carica». In caso di parità di posizioni in cda, prevale il voto del presidente. «Nel caso di astensione dal voto per la sussistenza di un interesse che, per conto proprio o di terzi, abbiano nell'operazione - si legge ancora nel nuovo statuto - i consiglieri astenuti sono computati ai fini della regolare costituzione del consiglio e non sono computati ai fini della determinazione della maggioranza richiesta per l'approvazione della deliberazione». Inoltre, in caso d'urgenza il comitato esecutivo può sì assumere deliberazioni in merito a qualsiasi affare od operazione (riferendone al consiglio in occasione della prima riunione), ma solo «di concerto con il presidente del consiglio di amministrazione», a differenza di quanto avveniva con le regole di governance tradizionale, precedenti l'adozione del duale.
Il cda unico, secondo l'articolo 17 del nuovo statuto, ha competenze in esclusiva su una serie di materie fra le quali «la movimentazione, per quote superiori al 15% del possesso risultante all'inizio di ciascun esercizio delle partecipazioni detenute in Assicurazioni Generali, Rcs MediaGroup e Telco».