Mediobanca-Intesa, è di nuovo testa a testa

nostro inviato a New York

La partita di Telecom si gioca in queste ore come gli scacchi, o il poker, a seconda delle preferenze. Gioco di posizione, come fa capire uno dei protagonisti, Corrado Passera, ad di Intesa Sanpaolo, che parla di «soluzione tutta da trovare». Bisogna allora andare per ordine.
Si parte dai messicani di América Móvil, che hanno confermato l’offerta per il 33% di Olimpia, e sono molto attivi (ieri il loro plenipotenziario in Italia, Carlos Moreno, si muoveva tra Milano e Roma) e decisi a fare leva sulla banca più «governativa», Intesa Sanpaolo, affinché metta insieme una cordata italiana che li possa affiancare e rilevare un altro 33%. Ma non è chiaro se Intesa, che a suo tempo era rimasta spiazzata dall’offerta Tex-Mex a 2,82 euro per azione Telecom quando essa stessa era vicina a chiudere con Pirelli a 2,7, punti in realtà a prendere tempo, per scoraggiare infine anche i messicani e far loro abbandonare la partita.
Poi c’è Marco Tronchetti Provera, primo azionista di Olimpia che detiene il pacchetto del 18% di Telecom in vendita, che ha intanto ribadito di non avere fretta di cedere la sua partecipazione, considerando come punto di riferimento i 2,82 euro dell’operazione Tex-Mex. Chi pensa di pagare di meno si sbaglia. E lo è andato a dire a Mediobanca, dove si è soffermato per un’ora a parlare con il presidente Gabriele Galateri e i direttori generali Alberto Nagel e Renato Pagliaro. Tronchetti avrebbe ribadito che la soluzione nel cassetto di Piazzetta Cuccia, cioè quella dello scorporo del pacchetto Telecom in Pirelli tlc, da cedere poi alle banche a favore di Camfin, non gli piace e non la vuole fare. A meno di non trovare una correzione a favore degli azionisti Pirelli. E su questo, forse, sono state fatte nuove proposte.
Il Monte dei Paschi, intanto, ha fatto sapere di essere della partita. Ma senza voler sborsare un quattrino in più. Il direttore generale Antonio Vigni, a New York per il road show della Borsa, ha ricordato che Mps ha già dato, svalutando per 200 milioni la partecipazione di quasi il 10% in Hopa. E Hopa, come noto, detiene il 3,7% di Telecom. In questo senso Mps considera vicina la chiusura per rilevare da Unipol un altro 7% di Hopa e ritiene di avere dunque titolo a parlare di quel 3,7%, anche perché sono già due anni che esprime il presidente di Hopa e si è fatta carico della gestione. Per questo Vigni è pronto a favorire la collocazione del 3,7% dove sia più opportuno.
L’impressione è comunque quella che sulla sorte di Telecom si stia giocando una battaglia decisiva sulle prospettive di potere dei due grandi poli finanziari nazionali. Quello nuovo di Intesa Sanpaolo, bianco o cattolico che dir si voglia, vicino al premier Prodi prima di tutto. E quello laico di Mediobanca, un po’ indebolito negli anni, ma ancora forte del controllo delle Generali. L’uscita di scena di At&t riapre più che mai questo confronto.