Mediobanca, l’ombra di Bazoli sul patto

da Milano

Sui lavori in corso a Mediobanca si allungano le parole di Giovanni Bazoli e l’indisponibilità di Cesare Geronzi a lasciare in tempi brevi la presidenza di Capitalia. Oggi sono in programma l’assemblea del patto di sindacato che governa Piazzetta Cuccia e il cda che convocherà l’assemblea straordinaria (prevista per il 27 giugno) che adotterà il sistema duale e voterà il consiglio di sorveglianza. Ma quello che fino a lunedì sembrava scontato, la nomina di Geronzi come presidente del consiglio dell’istituto sin dal mese prossimo, nella serata di ieri non sembrava più tale. A frenare è lo stesso presidente di Capitalia che non intende lasciare la banca fino al completamento della fusione tra l’istituto romano e Unicredit (prevista per ottobre), in modo da condurre a termine il percorso di aggregazione iniziato domenica scorsa e da guidare l’istituto in una fase tanto più delicata viste le dimissioni dell’ad Matteo Arpe. La compatibilità degli incarichi nelle due banche è esclusa dagli accordi con Alesssandro Profumo e la soluzione potrebbe essere trovata in qualche escamotage tecnico-giuridico che ritardi l’operatività dell’incarico di Geronzi in Piazzetta Cuccia.
Ma a condizionare i lavori di oggi sarà anche l’affondo di Bazoli. Il numero uno di Banca Intesa in un’intervista al Sole 24 Ore ha posto in maniera esplicita fino alla durezza il tema dell’indipendenza di Mediobanca e di Generali dopo che la nuova realtà Unicapitalia ha sommato le rispettive quote superando il 18%. «O la nuova banca riduce in maniera significativa la propria partecipazione assicurando così pienamente l’autonomia della merchant bank, oppure è meglio che Mediobanca diventi a tutti gli effetti la merchant bank del gruppo Unicredit. Ma, in questo caso, dovrà essere risolto il problema della partecipazione in Generali», ha attaccato Bazoli, che negli stessi termini si era espresso nei giorni scorsi con il governatore di Bankitalia, Mario Draghi.
L’uscita non ha suscitato reazioni ufficiali da parte di Unicredit anche se ieri dalle parti di Piazza Cordusio non era difficile cogliere un atteggiamento «gelido» di fronte alle parole di Bazoli. Ufficiosamente gli uomini di Profumo ricordano i chiarimenti dati in più occasioni dallo stesso numero uno. Su Generali (dove Unicredit è presente con una quota del 3% al servizio di un bond convertibile), su Rcs («aspettiamo la scadenza tecnica del patto di sindacato e poi mostreremo che siamo coerenti»), su Mediobanca dove è già stato affidato una mandato ai vertici dell’istituto per distribuire ad altri la quota eccedente il 9% circa. Anche su questo, però, pare che Intesa abbia delle perplessità: il vertice di Mediobanca è considerato troppo «affine» a Profumo e si vorrebbero garanzie sui destinatari finali delle quote. Su questi ultimi si è espresso ieri il direttore generale di Mediobanca Alberto Nagel confermando che i Benetton sono fra i possibili candidati ad entrare nell’azionariato acquisendo parte della partecipazione messa in vendita da Unicapitalia oppure una parte delle quote cedute dai soci che hanno disdettato il patto, Telecom e Pirelli.