Mediobanca, peggiora l’outlook di S&P Geronzi avvia il rodaggio del nuovo cda

Questo pomeriggio il presidente Cesare Geronzi ha chiamato a raccolta il consiglio di amministrazione di Mediobanca per la prima riunione operativa dopo il ritorno al sistema di governance tradizionale. Il 28 ottobre, dopo il definitivo via libera dei soci ad abbandonare il duale, il board aveva provveduto ad alcune nomine interne, ma il «rodaggio» del nuovo motore decisionale inizia oggi. Anche se a scorrere l’ordine del giorno si preannuncia un cda ordinario (aperto alle «comunicazioni del presidente»), il vertice non potrà infatti che rappresentare un’occasione per l’amministratore delegato Alberto Nagel per fare un punto perlomeno informale su come Piazzetta Cuccia sta rispondendo alla crisi dell’economia mondiale.
Dopo aver cercato di stabilizzare la raccolta con la svolta retail imperniata su CheBanca!, Mediobanca deve infatti trovare la strada per chiudere il bilancio 2008-2009 più in salute possibile (l’anno fiscale del gruppo termina a giugno). Da valutare nei prossimi mesi, sempre sotto il profilo industriale, restano poi i progetti di espansione internazionale coltivati da Nagel, magari anche cogliendo eventuali occasioni di crescita «esterne». La recente decisione dell’americana Citigroup di tagliare altri 50mila addetti dimostra però che il momento per le banche d’affari resta molto difficile. Senza contare che ieri Standard & Poor’s ha ridotto da «stabile» a «negativo» l’outlook su Mediobanca pur confermandone il rating: «AA-» sul lungo termine; «A1+» sul breve. Il taglio delle prospettive - spiega S&P - «riflette la preoccupazione che il deterioramento dello scenario economico e la debolezza del mercato dei capitali potrebbe mettere sotto pressione ulteriormente la redditività, la capitalizzazione e la flessibilità finanziaria della banca nei prossimi trimestri, considerato il suo business relativamente concentrato e il suo profilo di credito».
Dopo aver abbandonato il duale, Mediobanca deve ragionare sulla distribuzione delle deleghe tra i top manager. Una partita su cui promette di essere alta l’attenzione di Unicredit, primo socio dell’istituito con l’8%, che già la scorsa estate ha ingaggiato un braccio di ferro con Geronzi per difendere nel cambio della governance l’autonomia della squadra guidata da Nagel.