Mediobanca rinnova il patto, fuori Dassault

Il salotto che guiderà l’istituto nei prossimi tre anni perde la maggioranza assoluta (47,9%) Marchetti lavora al «duale»

da Milano

I francesi di Dassault «prenotano» l’uscita da Mediobanca, accanto a Telecom e Fiat. Quella che appare una defezione interna alla squadra guidata dal finanziere Vincent Bolloré emerge dalla fotografia scattata pochi giorni fa al patto di sindacato di Piazzetta Cuccia dal presidente Piergaetano Marchetti. Affrontato il plico delle disdette per un totale del 4,838% del capitale, i grandi soci hanno rinunciato alla maggioranza assoluta della merchant bank (47,9% la nuova quota sindacata) rinnovando l’accordo parasociale per un triennio a partire da luglio.
L’allentamento della presa del patto (prima pari al 52,7%) risponde ai desiderata del vertice di Piazzetta Cuccia verso una maggiore contendibilità del gruppo. A rimanere congelato è stato quindi un eventuale allargamento dell’accordo: un ritocco agli attuali pesi resta possibile entro luglio così come eventuali debutti, ma al momento non sarebbe pervenuta alcuna richiesta formale in proposito.
A meno di sorprese, quella tracciata ieri è quindi la nuova composizione del salotto buono di Mediobanca a cui, come era atteso, hanno detto addio sia il Lingotto sia Telecom (1,835% a testa). A questo punto, le azioni sono cedibili sul mercato con una mossa che ai valori di ieri si tradurrebbe in una plusvalenza implicita a patrimonio netto prossima a 130 milioni per il gruppo di Marco Tronchetti Provera che aveva «ereditato» il pacchetto da Olivetti: ieri Mediobanca ha chiuso a 16,67 euro, il doppio delle quotazioni di inizio 2003 (10 euro circa ad aprile 2004).
Prospettiva che probabilmente, come più volte annunciato dall’amministratore delegato Sergio Marchionne, coglierà anche Fiat e che potrebbe ingolosire sia il gruppo Dassault (che ha sottratto ai lacciuoli del patto il suo 0,565%) sia Finsev (0,101%), la finanziaria della famiglia Severgnini. Disdetta ma solo parziale, invece, per Cerutti (0,306%) e la Sofist del gruppo Ratti (0,196%) che sostanzialmente hanno dimezzato l’impegno. In tutto il patto rinuncia a 39,5 milioni di titoli, ma a perdere forza è stata anche l’équipe francese: il gruppo C, prima forte del 9,5%, accanto alle banche del gruppo A e ai soci industriali (gruppo B).
A questo punto, l’attenzione si concentra sulla definizione della governance per abbracciare il sistema «duale». La prima data utile è a fine giugno, quando i soci saranno chiamati ad adeguare lo statuto alla legge sul risparmio, ma appare più probabile che la svolta avvenga a ottobre con l’assemblea di bilancio. Slittamento con cui Mediobanca (dove si è consumata anche la riduzione sotto il 2% dell’immobiliarista Danilo Coppola) può attendere che si definiscano sia la partita Telecom sia quella per il cda di Generali: in questo caso il comitato nomine è atteso a metà mese.