Mediobanca, scintille Bernheim-Profumo

da Milano

L’equilibrio azionario di Mediobanca «non è sicuro». È difficile che Antoine Bernheim, presidente delle Generali, non colga le occasioni pubbliche per mandare messaggi pesanti. Così è stato anche ieri, all’assemblea per modificare lo statuto con l’introduzione del voto di lista. Bernheim si è augurato che l’equilibrio azionario di Mediobanca, primo socio del Leone con il 14%, non cambi alla luce della fusione tra Unicredit e Capitalia: «Ultimamente si sono prodotti eventi di cui non riusciamo ancora a capire le conseguenze. Con la fusione tra Unicredit e Capitalia questi due istituti hanno il 18% del capitale di Mediobanca. Se esercitassero il loro potere potrebbero avere il controllo di Mediobanca e anche di Generali. Credo che le cose andranno diversamente». Anche perché, ha aggiunto Bernheim, tutti stanno cercando «di mantenere l’equilibrio che c’è sempre stato in Mediobanca. Auspico e spero che nulla cambierà, ma non è sicuro». Un messaggio che Bernheim manda nonostante l’impegno di Unicredit a cedere il 9% e l’accordo scritto di non esercitare i diritti di voto se la quota restasse invenduta.
Secca la replica a distanza di Alessandro Profumo: «Il giorno dopo che qualcuno dovesse obbligarci a uscire da Mediobanca, Generali finirebbe nelle mani di un gruppo francese o di Intesa», ha detto il numero uno di Piazza Cordusio. Convinto che il problema «si risolverà solo con una Generali molto più grande e Mediobanca diluita nel capitale. Insomma con una Generali molto più grande e indipendente».
Ma per Bernheim era importante lanciare l’allarme, affiancandosi a chi questo segnale l’ha già lanciato: il presidente di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, e ancora ieri in un’intervista alla Stampa, l’ad Corrado Passera, che ha dichiarato che «Unicredit-Capitalia ha un’influenza importante sulla governance di Mediobanca e su quella di Generali». Di certo per Bernheim la partnership con Intesa Sanpaolo (di cui Generali ha il 5%) è importante. Mentre l’arrivo in Mediobanca di Cesare Geronzi al posto di Gabriele Galateri, con il quale il rapporto è ben rodato, è un altro elemento da considerare. Quanto al voto di lista Bernheim ha aggiunto che «il consiglio è stato appena rinnovato per tre anni, credo che nulla potrà accadere. Tranne nel caso di mutamenti sostanziali nell’azionariato». In ogni caso «non ho mai detto che il mio successore sarà francese o che non lo sarà. Il tema sarà dibattuto tra azionisti e amministratori: l’assemblea mi ha chiesto di occuparmi della questione alla fine del terzo anno del mandato».
L’ad Giovanni Perissinotto ha parlato anche di Eurizon, il polo previdenziale che Intesa Sanpaolo ha deciso di smembrare in tre parti, progettando la quotazione per Fideuram. «Riteniamo che questa riorganizzazione sia il primo passo. Attendiamo quali saranno gli sviluppi per noi». Come noto la coesistenza di Eurizon Vita e Intesa Vita (50% Generali, 50% Intesa) ha provocato l’intervento dell’Antitrust, che ha imposto di trovare una terza società di bancassurance in 1.100 sportelli su 5.500. Un tema che Perissinotto spera venga ripreso in mano da Intesa, con una prossima mossa che modifichi i profili sul fronte Antitrust.