Mediobanca scioglie il nodo Cariverona

Nella «battaglia» tra le minoranze di Mediobanca i fondi, rappresentati da Assogestioni, hanno segnato un altro punto a loro favore contro le Fondazioni bancarie in vista dell’assemblea di venerdì prossimo e vedono molto più vicino il traguardo: designare, oltre al presidente del collegio sindacale, anche un consigliere di amministrazione.
Ieri il cda di Piazzetta Cuccia, riunitosi su richiesta della Consob, ha deliberato che tra Fondazione Cariverona e il socio di maggioranza Unicredit esiste un «rapporto di collegamento ai sensi dell’articolo 148 del Testo unico della finanza». La tesi è stata avvalorata da un parere pro veritate dello Studio Trimarchi ed è stata ribadita anche dal collegio sindacale.
L’ente guidato da Paolo Biasi, azionista con il 3,2% di Mediobanca e con il 4,2% di Unicredit (a sua volta socio di maggioranza con l’8,9% di Piazzetta Cuccia), non può quindi designare - in base al Tuf - candidati di liste di minoranza e deve astenersi dal voto per tali schieramenti. Se per il rinnovo del collegio sindacale Cariverona aveva già fatto un passo indietro espungendo le proprie indicazioni per il collegio sindacale (a partire dal numero uno Candido Fois), anche per il cda la strada si fa molto in salita. Perché anche Fondazione Crt, in quanto azionista di Unicredit, dovrebbe «virtualmente» astenersi pur non avendo propri nominativi in lizza (il candidato degli enti è Fabio Roversi Monaco di Carisbo).
Potrebbe quindi essere Francesco Giavazzi, sostenuto dai fondi, il consigliere di Mediobanca eletto dall’assemblea di venerdì prossimo giacché gli altri posti sono prerogativa del patto di sindacato. Gli organismi di investimento, secondo alcune stime, sarebbero in grado di mobilitare il 30% dei voti grazie alla nuove normative sulla partecipazione in assemblea. Non ci sarà invece nessuna ricaduta, invece, sul management che continuerà a essere guidato dall’ad Alberto Nagel.
La svolta di Piazzetta Cuccia è tuttavia destinata a incidere molto sul «capitalismo di relazione» italiano. Merito del presidente di Assogestioni, Domenico Siniscalco, e del numero uno di Consob, Giuseppe Vegas. La moral suasion dell’Authority borsistica è stata decisiva: in un primo momento, infatti, Cariverona aveva definito ininfluenti i rapporti con Unicredit e proprio le sollecitazioni giunte dalla Commissione ne hanno modificato l’orientamento.
È lecito perciò ipotizzare un percorso simile anche per la principale controllata di Mediobanca: le Assicurazioni Generali (dove già nel 2010 fu stoppata una lista di minoranza legata a Benetton in quanto azionista di Piazzetta Cuccia). Se nel 2013 la Fondazione Crt (socio al 50% di Effeti che ha in portafoglio il 2,2% del Leone) volesse presentare qualche candidatura, dovrebbe fare marcia indietro. Il motivo è presto spiegato: è azionista al 3,67% di Unicredit che esercita influenza rilevante su Generali.
Per Diego Della Valle la notizia è parzialmente positiva. L’aver abbandonato a fine settembre il consesso dei grandi soci di Piazzetta Cuccia (della quale ha in portafoglio potenzialmente il 2%) gli lascia le mani libere per Rcs dove è già presente con un 5,49% che vorrebbe incrementare. Questo in virtù del fatto che Mediobanca è il socio di maggioranza relativa dell’editore del Corriere con il 18,1% del quale il 3,9% fa capo a Generali. Potrà quindi presentarsi come «alfiere delle minoranze», ma solo alla scadenza del patto di sindacato, prevista nel 2014.
In ogni caso, da ieri a Piazza Affari è in vigore una nuova legge non scritta: se si vogliono scompaginare assetti precostituiti, è necessario ricercare un’alleanza con i fondi di investimento. In fondo, una prima avvisaglia si era già avuta all’ultima assemblea Telecom dove riuscirono a mobilitare circa il 40% dei voti. E anche questa è una vittoria di Siniscalco.