Mediobanca su Generali: ci vuole un passo avanti

Nagel: «Per la compagnia triestina è necessaria una governance più internazionale. Stiamo in Telecom per garantire stabilità e sviluppo»

Marcello Zacché

da Milano

Mediobanca si prepara a un altro cambiamento. E porta con sé le Generali: «Un’evoluzione della governance è opportuna. Ci sarà l’occasione per una riflessione ulteriore su un sistema dualistico o, in alternativa, un meccanismo amministratore delegato e direttore generale».
Lo ha detto ieri, in assemblea, il presidente Gabriele Galateri, proprio in occasione della sua prima conferma triennale. Mentre il direttore generale Alberto Nagel ha esteso il principio di una nuova governance alle Generali, di cui Mediobanca è il primo azionista: «Riteniamo che il management e un miglioramento della governance per adeguarla agli standard internazionali siano il miglior viatico per l’apprezzamento del titolo». Nagel si riferiva probabilmente a un maggior numero di consiglieri indipendenti. Una proposta che farà discutere dal momento che, per ogni nuovo consigliere entrante, ce ne deve essere uno che esce. E il rinnovo del cda è previsto per primavera.
Il corso che Galateri, Nagel e il condirettore Renato Pagliaro vogliono continuare a imprimere a Mediobanca è chiaro: restare sul mercato crescendo, anche all’estero, sia come banca d’affari, sia come punto di riferimento per lo sviluppo delle grandi imprese italiane. A partire da Generali e dal Corriere della Sera (tramite la partecipazione in Rcs), sul quale Mediobanca «si mantiene lontana da qualunque discorso di orientamento politico», ha detto Nagel. Ma anche da Telecom, a supporto della quale la banca milanese è appena intervenuta, con Generali, stringendo un patto di consultazione con Pirelli e Benetton. «Un’iniziativa - ha detto Nagel - perseguita per dare un contributo di stabilità» e per lo sviluppo del gruppo.
Sono passati tre anni dal ribaltone che escluse Vincenzo Maranghi dalla guida dell’istituto. E ora, a nove mesi dalla scadenza del patto di sindacato del prossimo luglio (ma le eventuali disdette andranno date a marzo), è lo stesso Galateri a preparare il terreno a un diverso assetto di Mediobanca. Con la possibile creazione del consiglio di sorveglianza di stampo tedesco (appena applicato da Sanpaolo-Intesa). E forse anche altro: ieri in assemblea si è fatta sentire Assogestioni (l’associazione che rappresenta i fondi comuni d’investimento) e il suo rappresentante ha invitato Mediobanca ad accelerare il processo di trasparenza e il grado di democrazia societaria introducendo il voto di lista e rendendo più ampia la presenza dei consiglieri indipendenti. Cinque su 20 (tra cui lo stesso Galateri) sembrano proprio pochini, dice Assogestioni. Così come dovrebbero essere gli indipendenti ad avere la maggioranza del Comitato per il controllo interno.
Intanto il rinnovamento della banca d’affari fondata da Enrico Cuccia prosegue anche per passaggi simbolici: per la prima volta l’assemblea non si è svolta nel «parlamentino» al primo piano della sede storica, ma in una nuova sala in un palazzo distaccato. Mentre domani i risultati trimestrali (luglio-settembre) saranno esposti in una «inedita» conference call. Si tratta di un utile record di 367 milioni anche grazie alla plusvalenza da 131 milioni derivante dalla cessione della quota Ferrari alla Fiat. In ogni caso, si legge in una nota, l’utile netto dell’attività ordinaria è cresciuto del 13%, a 236 milioni).