MEDIOEVO Così la storia ha fatto centro

L’occasione per scrivere Le città del Medioevo venne ad Henri Pirenne da una circostanza casuale: un ciclo di conferenze da tenersi presso alcune università americane. Forse proprio la natura non strettamente specialistica di questo genere di incontri fece sì che il grande storico belga creasse una delle sue opere più lucide e appassionate, chiare e ricche, paragonabile al suo testo più noto, quel Maometto e Carlo Magno nel quale egli propone come cesura fra mondo antico e Medioevo la rottura dell’unità del bacino mediterraneo a causa dell’avvento della potenza musulmana lungo le coste mediorientali e poi dell’Africa settentrionale.
Anche Le città del Medioevo sviluppa una tesi forte: immagina uno schema comune ed esaustivo per la rinascita dei centri urbani dopo la grande crisi che portò alla fine dell’impero romano. L’origine delle nuove città starebbe nell’incontro fra un polo commerciale, un luogo di mercato, e una rocca fortificata, un castrum, sede del potere politico-militare: insieme luogo di difesa per i commercianti e dimora di quel nucleo di artigiani che starà alla base dell’economia urbana.
Non si deve trascurare il fatto che per decenni fondare città è stato proibito, costituiva privilegio reale, dato che il concentramento di persone e ricchezze, che di necessità organizzavano una propria protezione militare, era di per sé un gesto di opposizione al potere centrale. L’atto fondativo dell’identità cittadina è l’apertura di un contenzioso per il riconoscimento delle proprie particolari libertates, ossia per una regolamentazione della propria autonomia dal potere regio e feudale.
L’economia urbana che si forma dopo il Mille richiede una nuova stagione monetaria e la creazione di strumenti giuridici adatti a governare le transazioni economiche. Il suo sviluppo si fonda insieme sul commercio e sull’industria: la lavorazione dei tessuti, soprattutto della lana, è uno dei grandi motori della rinascita dell’Italia settentrionale, delle Fiandre, della Castiglia, il settore tessile stimola la nascita di mercati e insieme permette la formazione di grandi patrimoni.
Le città del Medioevo presenta sicuramente, come è stato da molti sostenuto, il limite dell’accettazione delle teorie materialiste e deterministiche che dominavano la ricerca storica negli anni nel quale è stato scritto. Ogni scritto, ogni riflessione è figlia dei tempi nei quali viene fatta. Nonostante tutto, in questo libro uno dei fondatori della storiografia moderna tratteggia con mano sicura l’itinerario della profonda trasformazione occorsa al paesaggio europeo nel passaggio da Alto a Basso Medioevo. Sono i decenni nei quali cambia di segno il sistema demografico del continente, che torna positivo, mentre si ribalta il rapporto militare fra l’Europa centrale, quella di Carlo Magno, e le regioni che la circondano, penisola iberica, bacino mediterraneo, baltico, pianura polacca. Dappertutto la pressione esercitata da popolazioni aggressive e dedite alla razzia si arresta per lasciare campo ad un processo che si svolge in direzione opposta, dal centro alla periferia. Sono adesso gli europei a iniziare la Reconquista e a lanciarsi in campagne militari come quella dei cavalieri teutonici lungo le coste del baltico, in una sorta di continuazione in altra forma della lotta per la conquista del Santo Sepolcro.
La rinascita delle città è il segno della rinascita del continente e il loro organizzarsi in modo libero, sostenuto dalla ricchezza che deriva dall’operosità, dà la forma all’Europa che si affaccia alla modernità. Le città si pongono come soggetti politici autonomi dal potere centrale fino a creare quella complessa rete di diritti e doveri reciproci, diversi in ogni luogo, che costituiscono il modo di essere dell’ancien régime. Nel suo porsi come nuovo soggetto, la città sconvolge il panorama nel quale sorge, imponendo forme sociali e architetture che prima non esistevano. L’edificio più rappresentativo del Basso Medioevo è la cattedrale gotica, che sostituisce il monastero romanico posto fuori dalla cinta fortificata. Al potere dell’abate si sostituisce quello del vescovo, mentre la città si allarga ai piedi della rocca per contenere la nuova costruzione.
Per gli appassionati di storia è una grande fortuna che Henri Pirenne abbia organizzato la sua riflessione su questi temi pensando ad un’occasione di confronto diretto con un pubblico da sedurre e coinvolgere nel racconto. La considerazione della narrazione storica come occasione di buona scrittura oltre che di diffusione di contenuti culturali si è affermata pienamente solo in anni successivi, ma Le città del Medioevo è una convincente anticipazione delle possibilità letterarie della divulgazione di altissimo livello.