Il Medioevo è di scena al Meeting

Il Meeting di Rimini ha da sempre dedicato grande attenzione al Medioevo. Baldanzoso, come ama definirsi, il popolo di Cl vede nei secoli medievali una sorta di età dell’oro, dove la fede cristiana era qualcosa di condiviso, capace di incidere nella realtà quotidiana a tutti i livelli. E in questo non ha affatto torto. L’edizione di quest’anno ospita ben quattro mostre (su quindici: ma non sono troppe? Certo le proposte sono molte, ma a volte meglio mirare di più alla qualità) su tematiche più o meno medievali: dal grande evento espositivo consacrato a «Costantino il grande: la civiltà antica al bivio», che di fatto introduce al periodo altomedievale e di cui abbiamo già parlato sul Giornale nel marzo scorso, a una riproduzione della sontuosa Maestà di Duccio da Buoninsegna (1311), ai 4000 metri quadrati di mosaici della basilica di San Marco di Venezia, realizzati tra XI e XIV secolo. Ma sono soprattutto altre due le mostre “medievali”. Della prima, «Libertas Ecclesiae», intesa come «libertà per tutti» si è già detto in questa pagina; la seconda, «Sulle spalle dei giganti», è dedicata ai «Luoghi e maestri della scienza nel Medioevo» e lancia una sfida molto interessante: la scienza moderna, di cui l’Occidente va tanto fiero, è davvero nata dal nulla nel Seicento, come si ripete troppo spesso? Realizzata dall’associazione Euresis, l’esposizione raccoglie numerosi contributi che mostrano come i presupposti decisivi per il sorgere della scienza moderna risalgano proprio al Medioevo cristiano e alla sua concezione di razionalità e realtà naturale.