Mediterraneo all’asciutto con il progetto «Med-Field»

TRIPOLI 10 ottobre 2088. «Domani (oggi per chi legge, ndr) la più grande opera del secolo sarà ultimata. E i nostri popoli entreranno in una nuova stagione di pace e prosperità». Con queste parole Tina Onij, presidentessa del progetto «Med-Field», ha annunciato il termine dei lavori di prosciugamento del Mediterraneo.
Ma quella che si conclude oggi è soltanto la prima fase del progetto. Subito dopo che le turbine di aspirazione dell’acqua si saranno spente nella zona antistante l’ex porto di Tripoli (l’ultima piccola area umida rimasta), entreranno in azione, da Gibilterra a Istanbul, le macchine asfaltatrici. Poi, a partire dal gennaio ’90, si potrà finalmente partire con la costruzione delle infrastrutture: corridoi per i Vettori Multipli, stazioni, rifugi sotterranei, opifici etc. Entro una decina d’anni, «Med-Field» non sarà più un progetto ma una realtà, avvicinando fra loro i Paesi dell’ex bacino, a tutto vantaggio delle rispettive economie.
«Med-Field - ha dichiarato ieri con orgoglio il nostro Governatore Aruna Berolesi - la considero una mia creatura. Fui infatti io a sensibilizzare, vent’anni orsono, i miei colleghi dell’area mediterranea, a quel tempo indecisi sul da farsi, sulla necessità del progetto. E saremo proprio noi italiani, vista la centralità del Belpaese, a trarre i maggiori vantaggi».