Il Mediterraneo diventa musa ispiratrice

Un unico mare per 18 Paesi. Potrebbe essere proprio il Mediterraneo, quello che per i Romani era il Mare Nostrum, il punto d’incontro di nazioni ora divise da culture, lingue e religioni diverse, eppure così vicine, a volte, nelle luci e nei colori dei loro paesaggi e unificate nel passato da una comune civiltà. È questo il messaggio che scaturisce dalla mostra «L’uomo del Mediterraneo», realizzata nel Complesso del Vittoriano (fino all’8 luglio), con l'intento di unire idealmente diversi artisti «mediterranei», per l’esattezza 21, molto apprezzati nei loro Paesi, ma per lo più poco conosciuti in Italia. Tra i più interessanti c’è il greco Marios Spiliopoulos, che, partendo da una base fotografica, manipolata con della cera per evidenziare il passare del tempo, trasmette alle figure un certo mistero. Il suo mondo è quello di un’arcaica civiltà contadina, che vive nel rispetto della famiglia e dei propri morti. L’albanese Milot mescola frammenti di sculture illiriche a suggestioni contemporanee nei vari «Angoli mediterranei». Il turco Saribas presenta la sua «Mater mediterranea» con gli occhi neri spalancati sul mondo oscuro e rievoca con note vibranti la danza mistica dei Dervisci ruotanti e le architetture della sua Istanbul. La luce e il buio sullo stesso volto dalla sigaretta in bocca contraddistinguono il dipinto «On/off» di Zviezdana Veselinovic, della Bosnia Erzegovina, mentre una visione dall’alto caratterizza le opere della maltese Celia Borg Cardona. Dalla Croazia proviene Boris Bucan, le cui opere non convenzionali sono state esposte più volte alla Biennale di Venezia. Dal Portogallo proviene Jorge Cruz che utilizza materiali legati alla tradizione locale con tecniche nuove. La collettiva offre, in effetti, un complesso panorama che consente agli artisti di dialogare con i loro diversi linguaggi contemporanei. Come sostiene la curatrice M. Teresa Benedetti, si sente «una coralità che riflette l'utopia, ma insieme la speranza, che le forze migliori trionfino e consentano l'emergere taumaturgico di comuni preziose radici».