Medusa Film cala il suo «poker» Ci sono anche due perle italiane

È un autentico poker d'assi quello con cui Medusa Film, società di produzione e distribuzione del gruppo Mediaset, approda alla sessantottesima edizione della Mostra del cinema di Venezia, che apre i battenti oggi e che fino al 10 settembre farà convergere sulla città lagunare l'attenzione, i sogni e le aspettative degli appassionati di cinema di tutto il mondo. Lo compongono due produzioni internazionali del calibro di «Carnage», di Roman Polanski e «Tinker, Taylor, Soldier, Spy», di Thomas Alfredson, presentate in concorso e destinate secondo le previsioni a sbancare i botteghini una volta approdate nelle sale, e due piccole «perle» italiane: «Cose dell'altro mondo», di Francesco Patierno, e «Tutta colpa della musica», di Ricky Tognazzi, che gli spettatori della kermesse potranno ammirare nell'ambito della sezione «Controcampo».
A catalizzare in prima battuta le attese di critica e pubblico è soprattutto «Carnage», pellicola che segna il ritorno alla regia di uno dei maestri riconosciuti del cinema contemporaneo, quel Roman Polanski capace nel corso della sua lunga carriera di regalare opere come l'agghiacciante «Rosemary's Baby», unanimemente considerato il miglior film horror di tutti i tempi, «Chinatown», che gli valse ben undici candidature agli Oscar, e «Il pianista», con il quale nel 2003 si è aggiudicato finalmente l'ambita statuetta dorata degli Academy Awards. Quella che Polanski propone oggi, in anteprima al pubblico della Mostra e a partire dal 16 settembre nelle sale di tutta Italia, è la trasposizione cinematografia di «Il dio della carneficina», piece teatrale di culto della drammaturga francese Yasmina Reza, che ha partecipato anche alla realizzazione del film in veste di cosceneggiatore, interpretata sul palcoscenico, tra gli altri, da Isabelle Huppert e Ralph Fiennes.
«Carnage» prende le mosse da un evento apparentemente banale, la zuffa tra due ragazzini undicenni con l'immancabile corollario di labbra gonfie e denti rotti. Una cosa da poco, insomma. E così sembrano pensarla anche i genitori che, animati dalle migliori intenzioni e fiduciosi nel potere del dialogo, decidono di incontrarsi per risolvere la faccenda in modo assolutamente civile. Ma il clima amichevole e rilassato dura poco: i convenevoli iniziali, infatti, si trasformano ben presto in un tutti contro tutti fatto di battute al vetriolo, destinate e sfociare in un crescendo di rivelazioni sulle ridicole contraddizioni e i grotteschi pregiudizi dei quattro genitori. Nessuno dei quali sfuggirà al conseguente massacro.
Contrassegnato da un cinismo costantemente in bilico tra commedia e tragedia e da una patina di humour amaro capace di rimanere appiccicata allo spettatore ben oltre la fine della proiezione, «Carnage» è un classico esempio di «cinema da camera», ambientato quasi tutto tra quattro mura e in tempo pressoché reale.
Quel tipo di film, insomma, in cui le prestazioni e il carisma degli interpreti rivestono un'importanza più che mai decisiva. Anche per questo, Polanski ha scelto di andare sul sicuro, affidando i ruoli dei protagonisti a una doppia coppia di stelle: Jodie Foster e John C. Reilly da un lato, Kate Winslet e Christoph Waltz dall'altro. Un cast di valore assoluto, nel quale tra l'altro spiccano ben tre premi Oscar: Jodie Foster, premiata come migliore attrice protagonista per «Sotto accusa», di Jonathan Kaplan, e «Il silenzio degli innocenti», di Jonathan Demme; Kate Winslet, che dopo ben cinque nomination si è aggiudicata la statuetta nel 2009 per «The reader», di Stephen Daldry; e Christoph Waltz, che l'anno successivo ha ottenuto il riconoscimento come migliore attore non protagonista per il ruolo del «cacciatore di ebrei» Hans Landa in «Bastardi senza gloria», di Quentin Tarantino.