Medvedev all'America: Opzione zero sui missili

Il leader russo: se Obama rinuncia allo scudo spaziale, noi non
costruiremo rampe a Kaliningrad. Oggi a Nizza il vertice bilaterale tra
Ue e Mosca. Il ministro della difesa Usa: "E' una provocazione"

Un grande baratto per cancellare le tensioni e aprire una nuova era tra Stati Uniti e Russia. Il presidente Medvedev ci prova e sebbene il suo interlocutore sia ancora formalmente George Bush, si rivolge soprattutto a Barack Obama. Nei giorni scorsi aveva affidato le advances ai collaboratori, ieri si è esposto in prima persona in un’intervista concessa a Le Figaro: «La Russia non è l’Urss ed è pronta a collaborare con il prossimo Presidente degli Stati Uniti». Quando? Fosse per lui anche subito. «Nessuno ha interesse a rinviare un incontro gradito a entrambi», ha ricordato il capo del Cremlino che, però probabilmente, dovrà attendere qualche settimana.

Intanto si spiega. «Se l’America costruirà lo scudo spaziale in Polonia e nella Repubblica Ceka, noi dispiegheremo dei missili tattici nell’enclave baltica di Kaliningrad» ovvero all’interno dell’Unione europea, rendendo di fatto inutile la barriera missile. Ecco dunque la proposta; anzi, l’opzione zero: «Via lo scudo americano, via i missili russi». E amici più di prima, perché in questo caso «Mosca sarebbe pronta a considerare un sistema di sicurezza globale con gli Usa e l’Unione europea».

Prendere o lasciare. Per ora la risposta è negativa, come peraltro ampiamente previsto. Secondo il capo del Pentagono Robert Gates «queste dichiarazioni sono inutili e incaute» e «non rappresentano certo il benvenuto ideale alla nuova amministrazione americana». Come dire: sono delle provocazioni e potrebbero ottenere l’effetto opposto di quello desiderato, irrigidendo Obama.

La sua è solo un’opinione, ma qualificata e potenzialmente non effimera. Gates potrebbe restare in carica per qualche mese anche dopo l’addio di Bush. È un moderato, pragmatico che recentemente ha dimostrato uno spirito autenticamente bipartisan. L’uomo ideale per gestire la transizione e dare il tempo a Obama di prendere confidenza con l’enorme macchina del Pentagono. Ma anche una voce potenzialmente ostile al Cremlino. Da qui i dubbi degli osservatori sulle intenzioni di Obama.
Di certo il dossier russo è uno dei più complessi tra quelli che troverà sulla scrivania dello Studio Ovale. Da quasi vent’anni gli Usa perseguono una strategia di accerchiamento della Russia e Barack dovrà innanzitutto chiarire se intende rinnovare l’impegno dei due Bush e del democratico Clinton o se dopo i fatti della Georgia ritiene necessario cambiare rotta.

Lo scudo spaziale è funzionale al primo disegno. Alla versione ufficiale di Washington ormai non crede più nessuno? Davvero l’America intende costruire una barriera missilistica costosa e sofisticata contro un nemico imprecisato e remoto, forse l’Iran, forse la Corea del Nord? Il progetto in realtà è rivolto innanzitutto contro la Russia, perché Washington non si fida più del Cremlino e intende contenerne le rinnovate ambizioni lungo l’ex impero sovietico. Lo ha dimostrato nell’Ossezia del Sud e in Abkhazia e ora l’Occidente deve decidere come comportarsi con Saakashvili, leader di un Paese amputato. È un alleato strategico? Va inglobato nella Nato?
Gli stessi interrogativi valgono per un altro Paese cruciale, l’Ucraina, che il 7 dicembre torna alle urne e dove i filorussi potrebbero conquistare la maggioranza assoluta in Parlamento. Ieri Gates ha partecipato al vertice allargato proprio ai rappresentanti di Kiev. Bush preme, l’Europa frena. E Obama? Tace, comprensibilmente.
Ieri è stata comunque la giornata di Medvedev, giunto a Nizza per partecipare al vertice bilaterale Ue-Russia. Il capo del Cremlino ha annunciato un piano da 200 miliardi di dollari per sostenere l’economia e si è detto convinto che al vertice del G20 in programma domani a Washington «europei e russi parleranno con una voce sola». Intanto però propone a India e Cina una riforma della finanza globale in funzione antiamericana. Il messaggio è sempre più chiaro: o con noi o contro di noi. Tocca a Obama scegliere.