Medvedev: basta con l'Urss, la Russia guardi avanti

Discorso al Parlamento di Mosca del Parlamento russo: per raggiungere l'obiettivo della modernizzazione è necessario sganciarsi dal passato sovietico

Urss addio, Russia «avanti tutta!». In un discorso che vuole aprire alla modernizzazione del Paese e congedarsi una volta per sempre dal passato sovietico, il leader del Cremlino Dmitri Medvedev critica aspramente l'arretratezza di Mosca e pone obiettivi molto ambiziosi per uno sviluppo democratico che nei fatti non sarà di agevole realizzazione. «Il prestigio della Patria e il benessere della nazione non può essere a tempo indeterminato, prendendolo dal passato», afferma dal podio bianco nel Gran Palazzo del Cremlino nel discorso annuale alle Camere riunite. Di fronte a lui, come tradizione vuole, oltre ai membri del Parlamento le più alte cariche dello Stato, compreso il suo predecessore e attuale premier Vladimir Putin.
Che Medvedev puntasse sulla modernizzazione era chiaro ormai da mesi. Ma il collegamento tra il futuro e il necessario congedo dalla nostalgia dell'orgoglio sovietico è la vera novità. A tre giorni dal ventesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino e in un discorso - quello odierno - in genere codificato dalla tradizione, eppure preparato sulla base di proposte dei cittadini, inviate via Internet da tutti gli angoli della Russia. Più di 18 mila e-mail e messaggi, dopo la richiesta dello stesso presidente pubblicata nel suo noto (e particolarmente critico) articolo «Russia, avanti!», comparso su Gazeta.ru due mesi orsono.
Nelle parole di Medvedev è come se la Russia in questi ultimi anni si sia seduta sul divano del passato. «Il complesso industriale per la produzione di petrolio e gas, che fornisce la maggior parte delle entrate, le armi nucleari per garantire la nostra sicurezza, le infrastrutture: tutto questo è stato creato in gran parte dagli specialisti sovietici», ha detto Medvedev. Per poi osservare che, in base alla sua visione del futuro, deve esserci «una profonda fede nella necessità e la possibilità di ottenere lo status di potenza mondiale su una base completamente nuova». Perchè quello che «mantiene a galla il nostro Paese, sta invecchiando rapidamente e moralmente e fisicamente», ha aggiunto.
Parole e impostazione che indicano uno stile totalmente diverso rispetto a Putin. Pur mantenendo alto lo spirito nazionalista e l'aspirazione a primeggiare, Medvedev fa notare ad esempio che venti nazioni sedute intorno a un tavolo - come accade negli ultimi mesi per i summit del G20 - era cosa impensabile «soltanto pochi anni fa». Dmitri Anatolevic rimarca quindi che il mondo è cambiato, e in parte anche grazie alla crisi economica globale. E proprio a 12 mesi dall'inzio della paura sui mercati russi, il leader del Cremlino assolve il governo Putin e 'promuovè le misure intraprese dall'esecutivo. Pur chiedendo quelle riforme, quella diversificazione mai realizzate sinora. Oltre a tornare a sottolineare l'instabilità del Caucaso («mai così alta prima d'ora»), tra i mali del paese.
Il presidente definisce inoltre squallida l'esistenza di aziende statali vetuste, sottolinea la minaccia della disoccupazione per un milione di cittadini russi e propone di creare nella Federazione un Centro di Ricerca e sviluppo tecnologico come quello statunitense: la Silicon Valley.