Medvedev: il riarmo tra le priorità della Russia

L'annuncio del presidente russo dopo la crisi della Georgia. Putin: non abbiamo ambizioni imperialiste. Intanto il leader dell'Ossezia del sud prima dice: niente indipendenza, andiamo con Mosca, poi fa retromarcia. Lavrov: sì allo scudo Usa se riconosce Ossezia del sud e Abkhazia

Mosca - L'esercito della Russia è pronto al riarmo, visto l’esito del conflitto con la Georgia. Lo ha detto il presidente della Federazione russa Dmitri Medvedev. "Ora dobbiamo concentrarci sul riarmo, in maniera coerente e attenta, e sulla base di considerazioni, basate su quanto emerso di recente". E per il Cremlino "non vi è dubbio" che su questa decisione abbiano avuto un impatto "la crisi del Caucaso, l’aggressione da parte della Georgia e la sua continua militarizzazione" ha detto Medvedev nel corso di una riunione relativa allo sviluppo delle Forze Armate. "In ogni caso" il riarmo di Mosca "si pone tra le più alte priorità dello Stato per i prossimi anni", ha sottolineato Medvedev.

Putin: la Russia non ha ambizioni imperialiste E non minaccia la sovranità delle repubbliche dell’ex Unione Sovietica. Lo ha assicurato Vladimir Putin parlando a Soci, sul Mar Nero. "L’Urss - ha sottolineato il premier russo - esisterebbe ancora se noi stessi non ne avessimo avviato la dissoluzione". Putin si è inoltre detto sicuro che "la crisi nel Caucaso non avrà effetti in Europa". Per il premier russo infine non ci sono timori di un ritorno alla Guerra Fredda con gli Usa: "Non ci sono le basi, non abbiamo ideologie diverse ma abbiamo molte questioni in comune che possiamo solo risolvere insieme, come il terrorismo e la non proliferazione del nucleare".

"Ossezia del sud con la Russia, anzi no" Il "presidente" della Repubblica georgiana secessionista dell’Ossezia del Sud Eduard Kokoity ha ribadito oggi la richiesta di adesione alla Federazione russa. "Noi non vogliamo l’indipendenza - ha detto - ma fare parte del territorio osseto". L’Ossezia del Nord è una repubblica della Federazione russa. Una dichiarazione, questa che non è del tutto chiara, perché Kokoity ha detto di "essere stato frainteso", parlando di "relazioni più intense con Mosca attraverso l'ammissione nell'Unione tra Russia e Bielorussia. A cui anche l'Abkhazia vuole aderire, come chiede il leader Serghei Bagapsh.

Mosca: l'Ucraina ci è ostile La Russia ha denunciato l'atteggiamento dell’Ucraina nel recente conflitto in Georgia, definendo "ostile" la politica perseguita dalle autorità di Kiev nei confronti di Mosca: "Non la si può definire altrimenti", è la condanna espressa da quest’ultima e contenuta in un comunicato ufficiale del ministero degli Esteri, dai toni particolarmente duri e nel quale si rievoca anche la decisione del presidente ucraino, Viktor Yushchenko, di imporre ulteriori restrizioni alle navi della Flotta russa del Mar Nero, di stanza in Crimea nel porto di Sebastopoli, le cui strutture militari sono utilizzate congiuntamente dai due Paesi. La nota ministeriale russa al riguardo sottolinea che la Flotta del Mar Nero è sempre stata "un fattore di stabilizzazione sia nelle relazioni bilaterali sia nel contesto regionale". Quanto al sostegno al governo georgiano, Mosca denuncia che da parte ucraina "non si sono sentite parole di pietà o compassione per la morte dei civili a Tskhinvali (capitale della provincia georgiana ribelle dell’Ossezia del Sud; ndr) o dei nostri soldati in missione di pace"; anzi, incalza il comunicato, "al contrario il presidente ucraino ha cercato di incolpare la Russia della carneficina", mentre in realtà Kiev ne sarebbe corresponsabile per aver rifornito di armi l’Esercito di Tbilisi. L'attacco all’Ucraina si fa poi ancora più diretto laddove nel testo si denunciano "gli abusi a danno dei diritti della popolazione russofona, e una politica mirata a escludere l’uso del russo dalla vita pubblica" nella Repubblica ex sovietica, dove la presenza della comunità russa è particolarmente forte proprio in Crimea.

Spogli: Usa preoccupati Gli Stati Uniti sono "estremamente preoccupati in merito alle recenti dichiarazioni del governo russo che indicano che le forze russe rimarranno permanentemente nell’Ossezia del sud e in Abkhazia". Lo riferisce l’ambasciatore americano in Italia, Ronald Spogli, ai microfoni di Panorama del giorno, rubrica del programma televisivo Mattino Cinque. "Ogni paese europeo - dichiara Spogli - deve essere in grado di assumere le sue decisioni sulla propria organizzazione, e scegliere a quali organizzazioni internazionali aderire. L’integrazione dell’Europa - prosegue - è stata un grande successo, così come vedere ex paesi del patto di Varsavia determinare autonomamente il proprio futuro: ciò è un bene per loro stessi, per i loro vicini e per l’intera Europa". "Noi siamo preoccupati - ribadisce il diplomatico statunitense - del fatto che alcune azioni russe, dall’invasione armata della Georgia all’uso politico delle forniture di energia, cerchino di limitare queste scelte".

"Sì allo scudo Usa se riconosce Ossezia e Abkhazia" Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov in visita in Polonia si appella alla realpolitik e propone a Varsavia e agli Usa una sorta di scambio: "Siamo pronti ad accettare lo scudo antimissilistico se verrà riconosciuta l’indipendenza di Ossezia del sud e Abkhazia". La proposta è parte di una lunga lettera che Lavrov ha inviato al principale quotidiano polacco Gazeta Wyborcza alla vigilia della sua visita a Varsavia, dove è previsto un incontro in mattinata con capo della Diplomazia polacca Radislaw Sikorski e nel primo pomeriggio con il premier Donald Tusk. La visita del ministro russo in Polonia giunge forse nel momento più delicato nelle relazioni tra Varsavia e Mosca. I rapporti già tradizionalmente non idilliaci, si sono ulteriormente deteriorati con la guerra in Georgia e con il via libera di Varsavia alla costruzione dello scudo Usa. In Europa la Polonia si può dire abbia guidato il fronte anti-russo, che richiedeva sanzioni contro Mosca per l’intervento militare sulla Georgia. Sulla scia degli eventi nel Caucaso, la Polonia ha accordato il via libera al progetto americano sullo scudo antimissilistico, scatenando la reazione russa che ha minacciato di puntare contro Varsavia le proprie testate. Il premier polacco Tusk ha ammesso ieri che "in questo momento non è facile essere partner di Mosca", anche se la visita di Lavrov è "un segnale importante che va nella giusta direzione".