Il mega coro Scala & Kolacny batte tutti con un bignami rock

Su, avanti così, poi il coro si apre, le voci si distendono ed ecco il ritornello di With or without degli U2, un classico. Per di più cantato proprio qui, nella chiesa di San Paolo Converso, davanti alla pala d’altare Adorazione dei pastori di Antonio Campi, tardo Cinquecento che più caravaggesco non si può. Volendo, il coro Scala & Kolacny Brothers è sorprendente. E potrebbe sorprendere così tanto da far diventare un best seller il loro disco (che esce in versione doppia a prezzo ridotto per la rampante Carosello Records) e un piccolo fenomeno la loro trovata: utilizzare un coro per rivestire a festa pezzi di grande musica come Champagne supernova degli Oasis, Suzanne di Leonard Cohen, Lithium dei Nirvana e via così fino ad arrivare persino a Nothing else matters dei Metallica e nientemeno che a California dreamin’ dei preistorici Mamas & The Papas. Ieri pomeriggio i due fratelli Kolacny che, a dispetto del nome sono belgi, si sono presentati con quindici delle loro duecento coriste, pardon delle loro Scala Girls, e hanno spiegato insomma che cosa fanno: «Noi non copiamo una canzone, ma la scegliamo e poi la cambiamo il più possibile». E in effetti, per riconoscere che quella linea melodica è proprio quella di I feel you dei Depeche Mode o di Viva la vida dei Coldplay o Perfect day di Lou Reed bisogna avere pazienza e pensarci su ben bene oppure, molto più semplicemente, fregarsene: perché sono nuove, tutto qui, e ogni confronto è soltanto sterile. Ovvio che Smells like teen spirit (di nuovo i Nirvana, mais oui) o la Use somebody dei Kings of Leon qui sono più sognanti e rarefatte delle originali, diluite in arrangiamenti che talvolta pagano pedaggio a quel manierismo che il pittore ha risparmiato alla pala d’altare. Ma è enfasi, tutto qui, e talvolta ci vuole. Non per nulla, questi due fratelli, che sono dispari nei tratti somatici e forse pure nei temperamenti (uno dice dell’altro: «Non litighiamo solo se lui fa tutto quello che voglio io») per inaugurare tanti anni fa questo coro hanno scelto di accostare al loro cognome il nome ridondante della Scala, proprio quella, il tempo della lirica. «Allora non pensavamo certo di fare tutta questa carriera», si discolpano ora. Colpa di Facebook. Dopo aver vivacchiato per un bel po’, l’anno scorso il regista del premiatissimo The social network ha chiesto loro di concedere la versione di Creep (dei Radiohead) per la colonna sonora del film. «Quando abbiamo ricevuto l’email, i due fratelli dispari neppure ci credevano. Poi, da lì, il fenomeno Scala&Kolacny è esploso in tutto il mondo con cifre che tanti superbig se le scordano. Ad esempio: Creep è stata vista e ascoltata sul web oltre venticinque milioni di volte e persino Thom Yorke, di solito avaro di complimenti, l’ha definita come la miglior cover dei Radiohead «che mi sia mai piaciuta». Di certo, il boom di questo disco (già vendute due milioni di copie) dimostra che le buone idee hanno sempre un buon risultato. E conferma che le belle canzoni hanno una magia che sopravvive anche alle più elastiche variazioni. Come Sere nere, il supermust di Tiziano Ferro che le Scala girls ieri hanno cantato con un perfetto accento italiano e un imprevisto svolgimento lirico. Persino Vasco Rossi, il più seminale dei nostri rockettari, funziona nella versione di Non mi va inclusa nel bonus disc. E alla fine gli oltre venti brani di questo disco sono un piccolo bignami riveduto e corretto del pop rock. «Facciamo le prove ogni sabato pomeriggio e poi proviamo circa due ore prima di ogni concerto» spiegano loro, dopo aver fatto duecento concerti nell’ultimo anno con quel piglio artigianale e divertito che li sta trasformando nel fenomeno dell’anno, capace forse di vincere una nomination ai Grammy. E di battere in classifica le autentiche industrie del pop che attendono il Natale per giocarsi il successo per tutto l’anno.