Un megashow dell'anima fra mongolfiere e raffiche di rock

Per tutte le tre ore di con­certo, dicesi trentun canzoni che poi
finiranno in un film e in un cd in uscita a dicembre, il macroco­smo del
Liga ha fatto festa

Subito il palco: è favoloso. Il me­gamanager di Ligabue, l’inarresta­bile Claudio Maioli, lo riassume così: «È a specchio classico,con un mega schermo da 600 metri qua­dri». Ma il pubblico, signori: fin là in fondo. Centoventimila, a oc­chio, e anche tanti vip come Gior­gio Panariello. Tutti ordinatissi­mi, altro che. Di solito sotto il pal­co di questi super eventi già al po­meriggio si è schiacciati come sar­dine. E nervosi come aspidi. Sta­volta no, c’è persino gente che a tre metri dalle transenne gioca a bri­scola. E per tutte le tre ore di con­certo, dicesi trentun canzoni che poi finiranno in un film e in un cd in uscita a dicembre, il macroco­smo del Liga ha fatto festa. Qualcu­no cantando le canzoni a memo­ria. Qualcuno con gli occhi in alto verso una mongolfiera di trentatre metri che svolazza a piacer del ven­to, rinfrescante assai. E quando ini­zia Questa è la mia vita è un boato, flash di luci che accendono il tra­monto, un putiferio. Ligabue, con i capelli più chiari del solito, ha gli occhi di quando si trova davanti il proprio pubblico: paurosamente goduti. Stavolta, poi. E snocciola un classico dietro l’altro-prima fa­cendosi accompagnare dal Grup­po, poi da solo con Mauro Pagani e con i Clandestino - una raffica di Un colpo all’anima, I ragazzi sono in giro (con fumetti sullo schermo che riprendono i versi), Figlio d’un can e, la stavolta potentissima Bal­liamo sul mondo (sullo schermo un mappamondo composto da tutte le bandiere) fino a Taca ban­da che, intorno a mezzanotte, con le luci bianche accese (e i musicisti che se la godono perché tutto è an­dato come doveva), fa calare il si­pario di uno show che solo il rock può tenere in piedi così a lungo e soltanto Ligabue in Italia riesce a controllare senza sgommare a vuoto. E pazienza se Urlando con­tro il cielo è fatta solo chitarra e vo­ce: basterebbe solo il fantastico as­solo di violino di Mauro Pagani in Buonanotte all’Italia a rendere l’idea di quanto, talvolta, quantità faccia rima con qualità. Applausi.