Meglio Berlusconi di Nichi: perchè il Pd teme il voto

Bersani e D'Alema vogliono scongiurare le elezioni anticipate per bloccare l'Opa del governatore pugliese sulla sinistra italiana: «Se Vendola si candida alle primarie rischia di vincerle, e comunque spacca il Pd». Ma lui non molla e replica: «Basta giochi di Palazzo».

«Berlusconi non lo si batterà con il berlusconismo di sinistra che anzi rafforza Berlusconi, non facciamoci tentare dal suo modello populista», ammonisce il vicesegretario del Pd Enrico Letta dall'assemblea programmatica in corso a Busto Arsizio.
Il riferimento, chiaro anche se non esplicito, è a Nichi Vendola, che con la sua capacità di «bucare» il video, di mandare messaggi accattivanti e di coniare parole d'ordine di grande appeal sul popolo di centrosinistra sta già lavorando alla propria campagna elettorale per la premiership.
E in effetti bastava osservare, nel giorno in cui a Montecitorio si votava la fiducia, l'attentissima concentrazione con cui il governatore della Puglia, salito per l'occasione nella Capitale, osservava attraverso gli schermi tv la gestualità e l'oratoria berlusconiane per capire che stava studiando l'avversario futuro. Un avversario da battere sul suo stesso terreno mediatico e - secondo la definizione negativa di Enrico Letta - «populistico».
Vendola insomma è diventato il principale incubo per il Pd, che non a caso fa voti perchè la legislatura prosegua e il governo Berlusconi resti in sella. Al punto da essere disposto a chiudere un occhio sui futuri scudi giudiziari per il premier da approvare in Parlamento? Secondo le voci circolate in questi giorni, che parlavano di incontri ad alto livello tra Pd e governo, sì.
Le elezioni anticipate vanno scongiurate, secondo lo stato maggiore Pd, anche per bloccare l'Opa che Nichi Vendola ha intenzione di lanciare sulla sinistra italiana. Il governatore della Puglia ha un progetto chiaro in testa, e non lo nasconde ai suoi interlocutori: quando si tratterà di trovare un candidato premier, il Pd tenterà di evitare le primarie, cercando quei «papi stranieri» (da Casini a Montezemolo) che garantirebbero un'alleanza a tutto campo coi centristi. Ma Vendola non ha alcuna intenzione di starci, nè tantomeno di far assorbire il proprio partito dentro il contenitore Pd, come i centristi vorrebbero per far digerire un'alleanza col centrosinistra: «A quel punto il Pd dovrebbe diventare il nostro unico interlocutore», spiega l'Udc Angelo Sanza.
L'idea di Vendola è tutt'altra: «Se il Pd non vuole convocare le primarie lo obbligheremo a farle, convocandole noi», spiegano i suoi. E a quel punto «Nichi rischia seriamente di vincerle». Al parlamentare veltroniano Andrea Martella, che gli obiettava che però potrebbe anche perderle, ma che di certo spaccherebbe in due il Pd, il governatore pugliese ha spiegato: «Non importa: quello che mi sta a cuore più di tutto è rifare una sinistra in Italia», e mettersi alla sua testa.
Per il Pd insomma le primarie con Vendola candidato, comunque vadano, sarebbero il colpo di grazia: «Almeno metà della base, dei funzionari, dei dirigenti, dei quadri e degli eletti sul territorio finirebbero per seguire Nichi, e il suo sogno di una Nuova Sinistra», ammette un dirigente Pd. Il partito si scinderebbe catastroficamente, e il Pd rischierebbe di sciogliersi. Di qui, dunque, la preoccupazione di evitare un'accelerazione elettorale da parte del partito di Bersani e D'Alema.
E non a caso Vendola ieri ha lanciato un segnale al Pd, accusandolo di inciuciare nei «palazzi» con pezzi di centrodestra: «Che in un quadro come questo - sostiene il leader di Sinistra e Libertà - il centrosinistra giochi la sua battaglia cercando alleati tra chi pochi giorni fa ha pur votato la fiducia al governo Berlusconi è paradossale. Quando il populista deve temere il suo popolo e rinchiudersi nel palazzo, quello è il momento in cui il centrosinistra, per rendersi credibilmente alternativo, deve saper uscire dal palazzo e lasciarsi alle spalle i giochi dei suoi corridoi».