«Meglio il carcere che la mia convivente»

Con quella donna non se la sentiva proprio di andare avanti: molto meglio tornare in carcere dove, almeno, nessuno gli rompeva l’anima con rimbrotti, mugugni e lamentele varie. Così, evaso dagli arresti domiciliari dopo una lite con la convivente, l’uomo si è presentato al commissariato di polizia di Cornigliano per chiedere di poter finire di scontare la sua pena in carcere. Protagonista dell'episodio S.L., un siciliano di 42 anni, residente in via Coronata, a Cornigliano, che ha suonato al campanello del commissariato il giorno di Ferragosto.
Agli agenti, che in verità erano un po’ perplessi a sentire le ragioni che venivano loro esposte, ha raccontato di avere problemi con i propri familiari e di voler trascorrere in cella il residuo della pena.
L'uomo, che durante il giorno può uscire per andare a lavorare ma che alla sera deve chiudersi in casa assieme alla donna che non può più soffrire, è stato denunciato per evasione ma è stato anche convinto a tornare a casa. Con precisione non si sa che cosa i poliziotti abbiano detto all’uomo, ma pare che lo abbiano esortato ad avere ancora un po’ di pazienza. Dopotutto, una volta scontata la pena, può anche cambiare domicilio e mandare la fonte delle sue lagnanze a spigolare altrove.
Sempre in tema di evasioni, sono stati condannati tutti e tre i detenuti evasi il giorno di Ferragosto dal carcere di Imperia.
Qemal Hoxha, 27 anni, albanese, in carcere per omicidio, è stato condannato a 7 mesi di reclusione; dovranno invece scontare 8 mesi Gianni Abbagnato, 38 anni, e Michele Sannini, 45, i due cognati napoletani, sottoposti ad un ordine di custodia cautelare in carcere per rapina.
In aula, trasferito in ambulanza, è comparso anche Sannini, ricoverato in ospedale per una frattura alla tibia che si è procurato il giorno dell'evasione, dopo essersi buttato giù dal muro di cinta della casa circondariale. Per Sannini si era, in un primo istante, ipotizzata soltanto l'udienza di convalida dell'arresto, proprio a fronte della sua impossibilità di muoversi.
Intanto proseguono le indagini sulla stranissima evasione. «Stiamo accertando come sono andati i fatti e attendiamo i riscontri dell'ispezione ministeriale per esaminare tutti gli elementi in nostro possesso, dopodichè potremo valutare eventuali responsabilità da parte di terzi, nell'evasione di recente compiuta. Tuttavia, ci vuole tempo»: è il commento del procuratore di Imperia, Bernardo Di Mattei, in merito alle indagini sull'evasione di Ferragosto, in seguito alla quale è finita sotto inchiesta la gestione della sicurezza del carcere.
Rispetto a possibili avvisi di garanzia nei confronti del personale del penitenziario, Di Mattei ha dichiarato: «Avvisi sparati nel mucchio fanno solo polverone. È logico che qualcosa non ha funzionato, altrimenti non ci sarebbe stata l'evasione, ma occorrono elementi certi prima di azzardare un passo così».
Si attende dunque l'esito dell'inchiesta ministeriale la cui attenzione è incentrata sulle irregolarità amministrative, più che su quelle penali spettanti alla Procura.