È meglio Casini «costruttore» del partito unico

Francesco Damato

Capisco alcune delle reazioni negative che hanno provocato nel centrodestra certi passaggi della lunga intervista del presidente della Camera Pier Ferdinando Casini pubblicata domenica dal Corriere della Sera. Non è gradevole e consolante sentir dire nel partito fondato e presieduto dall'attuale capo del governo che «nel 2001 abbiamo vinto grazie all'effetto Berlusconi, ma oggi non è più quello a trascinare il nostro elettorato».
Con queste parole, non pronunciate in un incontro riservato ma consapevolmente affidate al più diffuso giornale italiano, i dirigenti, militanti ed elettori rimasti fedeli a Forza Italia nei difficili e spesso infelici passaggi elettorali di questa legislatura non possono essere invogliati ad applaudire il presidente della Camera. Che chiaramente ha pensato anche a un cambio di candidato alla guida del prossimo governo parlando di «un atto di coraggio, di temerarietà», e di «discontinuità», necessario per rimettere la maggioranza in grado di vincere le elezioni del 2006.
Non è con queste parole che quanti ancora si riconoscono in Berlusconi - e Casini converrà che ce ne sono parecchi - possano essere incoraggiati ad accettare l'idea che a sostituirlo sia chiamato proprio il presidente della Camera. Il quale, in verità, ha ribadito al Corriere che una propria candidatura «non è nel novero né delle possibilità né della mia disponibilità», osservando che a parlarne sono solo «gli altri». Ma l'impressione che molti ne hanno ragionevolmente ricavato è che una rinuncia spontanea di Berlusconi farebbe trovare a Casini quella «disponibilità» sinora negata un po' per motivi di stile, un po' per lealtà ed amicizia verso il presidente del Consiglio. Del quale non a caso il presidente della Camera in una intervista al direttore del Giornale aveva tenuto a ricordare il 22 luglio il «grande senso della misura» dimostrato riconoscendo qualche tempo fa che «nessuno è insostituibile».
In mancanza di una rinuncia spontanea di Berlusconi, il presidente della Camera sembra rassegnato a mettere a verbale del dibattito politico, diciamo così, il suo dissenso e a rinnovare al presidente del Consiglio i suoi «auguri», precisando al Corriere che essi sono «senza ironia», attribuitagli invece dalla stampa fiancheggiatrice dell'opposizione, e forse avvertita da qualcuno anche nella maggioranza. Dove, ripeto, a molti non può far piacere sentir parlare di sostanziale esaurimento dell'«effetto Berlusconi».
Detto questo, tuttavia, dissento da chi più o meno esplicitamente accusa il presidente della Camera di una mezza collusione con gli avversari. Preferisco il Casini delle ultime interviste al Corriere e al Giornale, impegnato nella rapida costruzione di un nuovo soggetto unitario del centrodestra, quello che lui chiama «il partito dei moderati», vedendo anche in questo il modo per rilanciare la coalizione e ridarle una prospettiva di vittoria elettorale, al Casini troppo impegnato negli anni e nei mesi scorsi sulla scranna di Montecitorio a piacere all'opposizione. Che lo ha a lungo incoraggiato, e corteggiato, facendogli credere che ne avrebbe potuto ricavare l'elezione a presidente della Repubblica alla scadenza del mandato di Carlo Azeglio Ciampi.
Nella costruzione del partito dei moderati Casini si è finalmente riguadagnato un'assai consolante e naturale avversione del cosiddetto centrosinistra.