Meglio una causa del Superenalotto

C’è da strabuzzare gli occhi nel leggere e rileggere la citazione a giudizio che Roberto Mancini ha presentato contro alcuni giornali. L’ex allenatore dell’Inter chiede una vagonata di soldi (tre milioni e mezzo di euro solo a noi: immagino altrettanti agli altri) per aver dato notizia di un’inchiesta giudiziaria contro il sarto della Pinetina. Mancini nell’inchiesta non c’entra nulla, non è indagato, ma il suo nome è spuntato fuori perché agli atti c’erano intercettazioni telefoniche che lo riguardavano.
Perché dico che quel che è scritto nella citazione a giudizio fa strabuzzare gli occhi? Perché Mancini, per motivare la richiesta di risarcimento, elenca i seguenti danni subiti: 1) nonostante abbia vinto tre scudetti di fila, due coppe Italia e due supercoppe in una società che non vinceva nulla da vent’anni, è stato licenziato dal presidente Moratti; 2) considerato che in Italia solo quattro società al massimo (Inter, Milan, Juventus e Roma) sono in grado di garantire elevati stipendi agli allenatori, è evidente che «l’esponente mai e poi mai, almeno per i prossimi 5-10 anni, troverà lavoro alle medesime condizioni dell’ex datore»; 3) considerato che all’estero di società che pagano come l’Inter ce ne sono al massimo due in Spagna e due in Inghilterra, «la possibilità per Mancini di mantenere il tenore di vita goduto in questi quattro anni è legata a un filo»; 4) se accetta la proposta di un’altra società, va a guadagnare di meno, se invece resta fermo fino al termine del contratto con l’Inter rischia di restare tagliato fuori dal giro. 5) Mancini deve lasciare Milano perché «nel capoluogo lombardo, sede dell’Inter, è costretto a subire immediatamente il confronto con la nuova gestione dell’allenatore Mourinho»; 6)a Roma non può tornare perché ha affittato per quattro anni la sua casa all’ambasciata di Colombia».
Credo che quanto sopra esposto sia tutto vero e che Mancini abbia perfettamente ragione nel chiedere i danni. Non si capisce però perché li chieda ai giornali e non a Massimo Moratti, che l’ha licenziato senza la benché minima giusta causa. Che c’entra la vicenda del sarto Domenico Brescia con l’innamoramento di Moratti per Mourinho?
Nulla, ma in Italia i politici hanno fatto scuola, e ormai tutto è colpa dei giornalisti, dalla dichiarazione fraintesa del portaborse al crollo delle Borse. È un vizio vecchio come il mondo, al quale però da qualche tempo si è aggiunto un altro vizio, quello di approfittarne con una bella causa per danni, che quasi sempre finisce in nulla perché i giudici ne capiscono l’infondatezza, ma che comunque ha più probabilità di successo del Superenalotto.