«Meglio che nel 2006 La scelta di entrare nel Pdl premiata dagli elettori»

Il leader di Alleanza nazionale aspetta le 23.30 per dar sfogo alla soddisfazione e raccogliere l’applauso dei suoi. Anche l’ex moglie Daniela gli si avvicina e lo abbraccia: «Grazie presidente»

da Roma

La sofferenza e la sorpresa per l’arrivo dei primi exit-poll, il timore di una beffa e di un ribaltamento delle previsioni e lo spettro di un match testa a testa con il Partito democratico restano in piedi soltanto per un’ora. I primi raggi di sole, a Via della Scrofa, arrivano dalle parole dei rappresentanti di lista. Le telefonate dai seggi si rincorrono e le indicazioni appaiono sempre più univoche e favorevoli al Popolo della libertà. Un’onda che cresce, proiezione dopo proiezione, fino ad assumere prima i contorni di una vittoria nettissima poi la forma definitiva di un trionfo.
Gianfranco Fini, però, prima di cantare vittoria si prende tutto il tempo necessario alla riflessione. Nel giorno che conferma la bontà della scelta di procedere alla creazione del soggetto unitario con Forza Italia - un passaggio che avrebbe potuto far saltare gli equilibri interni al partito e mettere in fuga una parte dell’elettorato - il leader di An guarda scorrere i dati e assapora con calma la notizia del ritorno al governo del centrodestra. Oltretutto prendendo atto che la temuta emorragia di voti verso la Destra di Storace non c’è stata. I risultati che vanno al di là di ogni più rosea previsione. Ma Fini non si fida e invita tutti ad aspettare. Continua a guardare le proiezioni, gli speciali televisivi, le agenzie di stampa, assieme ad Andrea Ronchi, Italo Bocchino, Adolfo Urso e altri esponenti del partito. Riceve la telefonata di Silvio Berlusconi, con il quale la tensione si scioglie trasformandosi in gioia, ma ai giornalisti continua a ripetere: «Aspettiamo, aspettiamo...», soffermandosi in particolare sul testa a testa nel Lazio.
Il silenzio continua fino alle 23 e 26, quando Fini arriva all’Auditorium della Tecnica dell’Eur, accolto da un grande applauso. L’assalto delle telecamere e dei taccuini a quel punto è inevitabile e l’adrenalina sale improvvisamente. Ma nella concitazione c’è spazio anche per un momento a suo modo intimo e personale. Il leader di An, infatti, incontra la ex moglie Daniela Di Sotto. Daniela gli si avvicina, lo abbraccia e gli dice: «Grazie presidente», complimentandosi per il successo decretato dalle urne. Fini ringrazia a sua volta ricambiando l’abbraccio. «Grazie a te», le dice, per poi dedicarsi a un’altra intervista.
L’ex ministro degli Esteri, smaltita la tensione di una lunga giornata, evita comunque i toni trionfalistici. «Il risultato del Pdl va oltre la somma aritmetica dei voti di Fi e An alle ultime politiche». Per questo, Fini si dice «molto soddisfatto dal risultato del Pdl: la scelta di fare un passo indietro per privilegiare un progetto politico è stata compresa dagli elettori». Certo, mette subito in chiaro, «sarà difficile governare l’Italia per i tanti problemi che ha, ma governeremo per cinque anni». E quando Berlusconi pronuncia a chiare lettere il suo nome per la presidenza della Camera, Fini si attesta sulla linea della prudenza. «Con Silvio Berlusconi c’è piena sintonia. I ministri saranno 12, non ci saranno problemi di sorta. Il governo potremmo farlo anche domani. Quel che è certo è che non daremo nessuna Camera all’opposizione. Per quanto riguarda il mio ruolo, Berlusconi ha espresso un auspicio. Ne devo parlare con lui, con Bossi. Lo decideremo insieme tra qualche giorno. Comunque ringrazio Berlusconi per aver detto pubblicamente quello che mi aveva detto in privato».
Nessuna preoccupazione neppure per il grande risultato colto dalla Lega. «Uno degli elementi di grande positività di queste elezioni è la grande coesione della coalizione», osserva il leader di An. «Far leva sul risultato della Lega come elemento di instabilità è confondere i propri desideri con la realtà». L’ultima battuta è sul carattere dei rapporti che il Pdl dovrà intrattenere con l’opposizione. «Il mio auspicio è che sul tema delle grandi riforme si possa dialogare senza un clima di barricate. La speranza è che possa aprirsi una fase nuova».