Il meglio del cinema inglese in mostra a Bergamo

Da Richardson a Loach, viaggio in una filmografia che produce poche pellicole, ma vince i festival

da Milano

Quale cinematografia consigliare quasi in blocco a un adulto intelligente e colto? Quella inglese: aveva le qualità (realismo, umorismo) ma non i difetti (demagogia, sciatteria) delle cinematografie europee continentali. Il pubblico adulto intelligente e colto però è esiguo e ha smesso di andare al cinema, per effetto della legge di Gresham («La moneta cattiva caccia la buona»). Così il cinema inglese - non quello di Hollywood girato a Londra - s'è ridotto a pochi film l'anno: magari uno di loro vince la Mostra di Venezia (Il segreto di Vera Drake di Mike Leigh) e un altro vince il Festival di Cannes (Il vento che accarezza l'erba di Ken Loach). Ma ormai quanti s'accorgono del loro valore?
Per gli «happy few» che se ne sono accorti e vorrebbero vedere quel che non hanno visto, sabato prossimo si aprirà - col XXV Bergamo Film Meeting, presentato ieri a Milano - la retrospettiva «Ricorda la rabbia», il cui titolo è una variante così così di Ricorda con rabbia, titolo del dramma di John Osborne diventato simbolo di un'epoca eccezionale del cinema, ma anche del teatro e della letteratura inglese.
Il contenuto della retrospettiva, comunque, è notevole, sia per i film d'epoca (Sabato sera, domenica mattina e Morgan matto da legare di Karel Reisz; Gioventù amore e rabbia e Tom Jones di Tony Richardson; Cathy, Come Home e Piovono pietre di Ken Loach; Monty Python, Il senso della vita di Terry Jones e Il servo di Joseph Losey...), sia per i film meno d'epoca (Grazie, signora Thatcher di Mark Herman; Trainspotting di Danny Boyle; The General di John Boorman). Si dirà: ma che tracce hanno lasciato? Sono passati oltre quaranta anni da quando Tom Jones, tratto dal romanzo di Henry Fielding (1749), vinceva l'Oscar come miglior film, migliore regia, migliore sceneggiatura non originale (proprio di Osborne) e migliore musica (di J. Addison). Un film ambizioso - cui si sarebbe collegato per ambientazione e cinismo Barry Lindon di Kubrick - s'imponeva, aprendo le porte di Hollywood al regista, Richardson, al protagonista, Albert Finney, e alla coprotagonista, Susannah York, che continuava l'affascinante tradizione delle attrici inglesi, cominciata con Deborah Kerr e proseguita con Diana Rigg, Vanessa Redgrave, Jane Birkin e Susan George (oggi c'è Kate Beckinsale).
Il miglior erotismo - si dice - è quello suggerito. Ciò vale anche per l'omoerotismo. In mezzo a già tanto alta qualità estetica spicca infatti Victim di Basil Dearden (1961), dove Dirk Bogarde è un avvocato ricattato per omosessualità. È il primo film dove il termine ricorse senza perifrasi: il personaggio alla fine rivela alla moglie la sua propensione - reato in Gran Bretagna fino al 1967 - come un destino, senza piagnistei e senza presunzione. Quello che il cinema italiano non riesce ancora a fare.