Meglio due tette o quattro mani (di scrittori)?

Chi dice che non si può parlare di cultura in televisione dovrebbe guardarsi il film documentario che andrà in onda su Raitre lunedì prossimo (purtroppo alle solite ore da nottambuli, le 23.40), dove Andrea Camilleri e Carlo Lucarelli si esibiscono in un A quattro mani. La pensata è di Daniele Di Gennaro, uno degli editor di minimum fax, la originale casa editrice romana che si è imposta all’attenzione della critica per la pubblicazione dell’opera omnia di Carver e dei giovani autori “minimalisti” americani. Adesso come si capisce, fanno anche altro. La regia del film è di Matteo Raffaelli, classe 1974, autore della scuderia Fandango che dal 2005 collabora anche con minimum fax media.
Un’ora di film che dimostra come anche libri e scrittori non sono così pallosi come sembrano pensare i grandi capi delle televisioni pubbliche e private. Cosa succede in quest’ora di documentario? Siamo a Palermo, in una pasticceria dove si confezionano cannoli. Un pacco parte dall’aeroporto di Punta Raisi, arriva nello studio di Lucarelli a Bologna. Si apre il pacco, dentro c’è un cannolo e nascosto nella ricotta c’è un biglietto... È l’inizio di un’indagine condotta a quattro mani dal commissario Montalbano e da Grazia Negro (che diventerà un libro, ma solo tra due anni). È anche l’inizio di una narrazione dove i due autori percorrono entrambi la strada che li ha portati alla scrittura, un’intervista doppia dove si parla di letteratura e di gialli ma non solo. Attraverso le loro storie scorre un vivace ritratto d’Italia visto con i 40 anni che separano l’uno dall’altro autore. Sciascia personaggio importante nella carriera di entrambi, la passione di raccontare storie, i motivi del loro successo, non solo commerciale. Camilleri che sdogana definitivamente il noir come letteratura di genere: «Oggi non è tanto il chi ha ucciso che interessa in un romanzo giallo, ma il perché è stato ucciso. Questo fa sì che si esca dallo schema trito del giallo per diventare un romanzo qualsiasi, senza possibilità di catalogazione».
E allora avanti così. Fatene altre, di interviste a quattro mani o anche a due mani soltanto. Portate un po’ di scrittori in tv. Non si capisce perché si può mandare in onda vita morte e miracoli di una velina, e invece non dovrebbe interessare al grande pubblico la vita e l’opera di un autore? Se Fabio Fazio riesce a conversare con Mario Rigoni Stern, Carlo Fruttero o Luigi Meneghello in prima serata. Se Daria Bignardi intervista barbaricamente personaggi come Mauro Corona. Perché dobbiamo continuare a sorbirci le veline?