«Meglio un esecutivo con Marini» Ma poi Baccini fa retromarcia

Dopo la sortita il segretario Cesa lo avverte: «Così sei fuori dal partito». E lui si corregge: la penso come Pier Ferdinando

da Roma

Nella partita che si gioca tra Forza Italia e il Partito democratico con il Colle che dà le carte, Mario Baccini tenta di sedersi al tavolo principale ma sbaglia l’azzardo. Il vicepresidente del Senato in forza nell’Udc, «ma senza incarichi dirigenziali nel partito» come lui stesso puntualizza, ieri mattina ha spiazzato il partito e il centrodestra dicendosi disponibile a votare un governo guidato «da una personalità di alto profilo istituzionale, come il presidente del Senato, Franco Marini». Certo, riconosceva subito il senatore, «è difficile far nascere un governo istituzionale senza Forza Italia, ma confido che prevalga l’interesse del Paese». Presa di posizione inaspettata visto che dopo i colloqui al Quirinale tutto il centrodestra si è schierato per le elezioni subito.
Pochi minuti dopo infatti è arrivata la gelata. Prima di tutto l’annuncio dell’indisponibilità di Silvio Berlusconi a «giochi di Palazzo». Poi la bastonata del segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa. «La nostra posizione è chiara ormai da tempo: chi pensa a governicchi recuperando una o due persone è fuori dall’Udc», è stata la dura replica di Cesa all’apertura di Baccini. Il segretario si è poi destreggiato per non buttare definitivamente a mare il suo senatore. «Non so bene che cosa ha detto Baccini - ha aggiunto Cesa -. Dico solo che l’Udc è da sempre per un governo di larghe intese, altrimenti si va al voto. Se qualcuno la pensa diversamente è fuori dal partito. Dopo il no di Forza Italia la strada per soluzioni diverse dal voto è pressoché chiusa».
Scaricato da Berlusconi e pure dal segretario del suo partito a quel punto Baccini ha trascorso la giornata a fare slalom, rilasciando dichiarazioni altalenanti. All’inizio ha cercato di cavarsela con una battuta. Messo di fronte all’aut aut di Cesa, ha commentato «No Cesa, no party». Poi Baccini ha corretto parzialmente il tiro: «Se ci sarà un governo con uno o due voti di maggioranza non lo voterò. È la mia posizione di sempre», è la sua posizione intorno alle 17,30. Però a Baccini non va neppure di fare la parte di chi si rimangia la parola e dunque un’ora dopo aggiunge: «Ma quale marcia indietro. Sono un uomo delle istituzioni. Ho detto che di fronte a un’eventuale appello del Colle per il bene comune, il Parlamento ha il dovere di riflettere. Poi se mancano le condizioni per una larga maggioranza, andiamo pure alle elezioni, non sarò io a votare un governicchio con una maggioranza minima». Poi quando da Gerusalemme Casini ribadisce di volere subito le elezioni Baccini esulta: «la penso esattamente come lui». Forse perché si era sentito molto solo dopo che anche il senatore Amedeo Ciccanti si è detto indisponibile a votare un governo «a prescindere dall’Udc».