Meglio finirla con il perfido Chelsea Shevchenko cerca la fuga negli Usa

Deluso e ridotto a comparsa, l’ucraino vuole imitare Beckham. La moglie sarebbe contenta e i club garantiscono un ingaggio faraonico

Londra - Aveva capito subito di aver sbagliato. Certo la moglie, l’educazione dei figli, l’esperienza di vita. Eppure già dopo una manciata di settimane Andriy Shevchenko aveva nostalgia dell’Italia. E a Silvio Berlusconi chiedeva di farlo tornare rossonero. Acquistato nell’estate 2006 dal Chelsea per 42 milioni di euro, l’attaccante ucraino non si è mai abituato al calcio della Premiership. Anonimo, irriconoscibile, superfluo. Il fantasma di se stesso. Da Pallone d’Oro a comprimario di lusso, sulla tratta Milano-Londra. Un lampo nell’esordio (finale di Community Shield), un altro gol nelle primissime giornate. Poi il buio. La scorsa stagione Sheva aveva chiuso con un misero bottino di quattro reti in 30 presenze in campionato. Incomprensioni con il manager di allora (José Mourinho), invidie nello spogliatoio, difficoltà nell’adattarsi alla realtà londinese. Già lo scorso inverno sembrava sul punto di partenza, destinazione San Siro. In estate idem, con il corteggiamento del Milan, questa volta però più tiepido. Trattenuto allo Stamford Bridge - in entrambe le circostanze - dalla ferma volontà del patron del Chelsea, Roman Abramovich, che dopo averlo inseguito a lungo non voleva privarsene alle prime difficoltà.
Motivato dall’orgoglio ferito o forzato a rimanere, la scorsa estate Sheva non si è mosso. Ma la stagione inizia ancora peggio di come era finita. Un infortunio ne compromette la preparazione estiva, Mourinho lo tiene fuori squadra fino a metà settembre. Neppure il successivo allontanamento del portoghese, che a suo tempo aveva dovuto subire l’acquisto di Sheva senza mai amarlo, si rivela propizio all’ucraino. Poche apparizioni, sporadiche presenze senza lasciare traccia di sé. Sette volte in campo (quattro come titolare), un solo gol in 338 minuti. Da quando si è insediato sulla panchina dei Blues, il nuovo manager Avram Grant non perde occasione per elogiarne la grande professionalità. E, per aiutarlo a ritrovare la forma perduta, gli ha messo a disposizione lo sprinter olimpionico Darren Campbell.
Eppure il sabato Sheva continua a sedere in panchina, con desolante puntualità. Un limbo che adesso l’ex milanista non pare più disposto a sopportare. Come sua abitudine evita ogni polemica, ma a chi gli sta attorno ha già fatto sapere che il vaso è colmo. In gennaio la Coppa d’Africa potrebbe regalargli nuovamente una maglia da titolare perché entrambe le prime due scelte, Didier Drogba e Salomon Kalou, saranno impegnate con la Costa d’Avorio. Ma Shevchenko non intende più accontentarsi di estemporanee comparsate. Vuole tornare a giocare ogni settimana. E se non sarà possibile con la maglia del Chelsea, è pronto a fare le valigie. Secondo il Daily Telegraph, non è escluso un clamoroso ritorno in Italia, con la maglia della Juventus, ma solo negli Stati Uniti l’ucraino potrebbe trovare ciò che va cercando per gli ultimi anni della sua carriera. Un Paese anglofono, dove la moglie Kristin si sentirebbe a suo agio; un campionato, la Major Soccer League, dove tornare subito protagonista. Seguendo l’esempio di David Beckham. Secondo radio-mercato non mancano i club interessati, come i New York Redbulls e i New England Revolution, che potrebbero garantirgli lo stesso stipendio faraonico (oltre nove milioni di euro fino al 2010), senza però pagare una sola sterlina al Chelsea. Ma ormai anche Abramovich si è rassegnato a veder sfumare quel sogno così a lungo cullato: trattenerlo sarebbe un’inutile, e onerosa, ostinazione.