Il meglio di Jo dà una scossa alla tavola di Viareggio

nostro inviato a Viareggio
In una Toscana che ha picchi di qualità assoluta ma anche una tendenza a sedersi sugli allori della tradizione più ovvia, Viareggio spicca per la varietà dell’offerta, da un monumento come Romano alla certezza dell’Oca Bianca, dalla simpatia creativa dell’Imbuto fino alla fantasia di un altro giovane, Gionata il suo nome e Rossi il cognome, cuoco e titolare del Meglio di Jo in una delle vie a ridosso del lungomare.
Gionata, anni 35 e chili almeno tre volte tanto, con un volto molto simpatico e tanta voglia di impegnarsi, ha aperto in suo angolino di mondo nel novembre 2006 e anche se il buona sera che appare in carta fa pensare che sia aperto solo per cena, lo potrete visitare anche a pranzo. E con vero piacere.
Rossi segue le stagioni e cerca di fare la spesa bio più bio che si può anche a livello di cantina, con uno straordinario cestino del pane che è vero pane e non quelle mattonelle senza arte di tanti locali che farebbero bene a non insistere e a comperarlo in panetteria.
Carta molto personale: tre antipasti di mare e altrettanti di terra da gustare in successione, tre paste innovative e una tradizionale, cinque secondi innovativi e uno tradizionale per non obbligare chi non vuole a “farlo strano”. Gionata, ad esempio, sta studiando una particolare cottura nel gel che domenica ha fatto capolino nelle Sfumature di palamita e nel Trancio di orata su zuppetta di legumi e gelato di mortadella. Più riuscito il secondo piatto, ma la tecnica è solo agli inizi e Paolo Parisi (a cui è dedicato un ottimo brodo con tuorlo...) è il primo tifoso di Jo.
Dovessi scegliere un piatto-simbolo direi il Polipo in cannavera, una particolare cottura nel retino di maiale ma subito dopo aggiungerei il Barattolino sparnocchi e seppioline, salvo ricordarmi della bontà del Pacchero verticale ripieno di burrata e gamberi rossi crudi. Non basta perché gli gnocchi mi hanno fatto sognare.
E-mail: paolo.marchi@ilgiornale.it