Meglio l’estemporaneo Cassano che certi intrallazzatori del calcio

Il giudice sportivo ha dunque squalificato Antonio Cassano per 5 giornate. Una brutta tegola per noi sampdoriani. Per l’episodio accaduto nel match di domenica contro il Torino, Cassano è francamente indifendibile (ma bisognerebbe anche che l’Associazione Arbitri avesse il coraggio di sospendere l’arbitro Pierpaoli per la pessima direzione di gara e per alcuni clamorosi suoi errori: come il secondo cartellino giallo per il giocatore barese per un presunto fallo - che non ha commesso -, il rigore inesistente fischiato ai granata, quello netto e non concesso per il fallo di Pisano su Maggio in area). Condivido la scelta della Società Sampdoria di non proporre ricorso alla squalifica. Ma dispiace che il Giudice sportivo non abbia adeguatamente valutato le immediate scuse del giocatore a fine gara. Ed è anche vero che, alla sua genialità in campo, si preferisce di gran lunga «puntare il dito» sui modi talvolta eccessivi dei suoi comportamenti.
Ma non è Antonio Cassano il male del calcio. Per me, i mali del calcio sono i dirigenti che hanno alimentato e tollerato gli scandali del calcio chiamati ripescaggi, caro biglietti, plusvalenze, fideiussioni, doping amministrativo e sanitario, repressione, mega stipendi, passaporti, spalma-debiti, anticipi, posticipi, serie B al sabato pomeriggio, miliardari diritti tv, fino allo scandalo delle intercettazioni telefoniche che hanno confermato ciò che nell’immaginario di ogni tifoso era più di un sospetto. Il palazzo e il mondo del calcio moderno sono stati per troppo tempo frequentati da personaggi equivoci, inquietanti, disonesti e in malafede. Con un sodalizio di procuratori, allenatori, giocatori, giornalisti, che avrebbe trovato degna collocazione nel capolavoro dello scrittore statunitense Mario Puzo Il Padrino. Su tutto ciò ha giocato e gioca anche, e pesantemente, l’indifferenza etica che è l’anima ( si fa per dire..) di questo mondo post moderno e che ha distrutto tutti i vecchi valori sostituendoli con l’ipocrisia, l’inganno, il cinismo, la ricerca del profitto a tutti i costi. Un mondo che non è nemmeno immorale, ma addirittura amorale nel senso che non si pone neppure problemi di ordine etico.
Meglio, allora, l’estemporaneità di Antonio Cassano – talvolta anche da censurare, per carità! – che le pratiche di certi soggetti, alcuni dei quali ancora troppo vicini agli ambienti del calcio…
*Autore del libro «Gradinata Sud»
edito da Fratelli Frilli Editore