Meglio l’orco dei suoi aguzzini

Un accanimento feroce ha ridotto il dibattito politico a una battuta di
caccia. Viene voglia di ritirarsi e non partecipare a questa porca
guerra. Ma di fronte alle sentenze di Travaglio e C. non resta che
schierarsi

Mi rifiuto di schierarmi in favore o contro il bunga bunga. Rifiuto di partecipare a questa battuta di caccia permanente a cui si è ridotta la politica e di iscrivermi ad una delle squadre in campo. Mi sforzo ancora di distinguere tra ciò che è di interesse pubblico e ciò che attiene alla sfera privata e di salvare uno straccio di valutazioni di ordine politico e perfino culturale; ma è un’impresa vana, quasi impossibile. Cerco allora di occuparmi di una sfera intima più nobile, quella che attiene ai sentimenti e ai legami più forti e più cari, di parlare in pubblico di vicende private ma che attengono la vita, l’amore e la morte, e tutto lo sciame di affetti e passioni che le rendono così personali e così universali.

Ma poi la lotta politica ti chiama a schierarti; e non ti chiama mai a paragonare esperienze politiche diverse, gestioni e strategie divergenti o contrapposte, e magari a esercitare il tuo ruolo di osservatore libero e indipendente, che pur preferendo una parte in campo e dichiarandolo subito, apertamente e onestamente, è pronto a criticare chiunque sbagli e a dissociarsi da scelte che non condivide. Macché: la politica, la stampa, la tv, la cultura o quel mostro che ne ha preso il posto, ti trascinano per i capelli ad arruolarti nella guerra per bande, seguendo l’intreccio di affari e soprattutto l’irruzione di sesso e legalità, porcate & moralismo. Allora cerchi di vedere il lato grottesco della vicenda, ti dai al paradosso e perfino alla satira, ritenendo che l’unico modo per prendere sul serio la situazione sia quello di cazzeggiare, ridere, o al più nascondere qualche verità nella caricatura.

Vivo a disagio, e non sono sicuramente il solo, questa fase bestiale del bipolarismo. Vivo a disagio la riduzione della lotta politica all’orgia e al sesso cantato, ma anche l’irresponsabilità di chi offre pretesti generosi, confondendo da ambo le parti ruoli pubblici e fatti privati. La spazzatura cresce e copre la realtà. La fabbrica del letame lavora in continuazione; a volte produce concime artificiale, a volte fa pagare dieci volte tanto il concime naturale che il circo del potere fornisce. E lo fornisce, con leggerezza e incontinenza. Non amo essere vilmente terzista e prudentemente neutrale, ma quando il disgusto cresce e la partita in gioco non ti piace, alla fine ti trinceri nel tuo guscio, ti astieni, ti allontani. Allora ti ritiri, ti sottrai ai talk show e ai partiti, rifiuti di andare in video, preferisci gli incontri con il pubblico dal vivo, parlando di temi che riguardano la vita, il pensiero, la storia del nostro paese, l'unità, il nord e il sud. Scrivi di filosofia, di fato e lontananze, ricevendo peraltro lo stesso sprezzante ostracismo che si riserva al nemico e a chi urla in campo.

Vedo ridurre alla marginalità chi non partecipa alla porca guerra e ne accetto la sorte. Sto pensando sul serio, anche se vivo di quel che scrivo, di ritirarmi e di non occuparmi più di queste cose. Avevo passione civile e ideale, ma non posso usare questo slancio (o farlo usare) in una battaglia in cui mi vergogno a partecipare, per stabilire la linea Maginot delle lenzuola, o la linea di confine tra una comunità e una comitiva, tra una cena e un festino. Né posso fingere che nulla stia accadendo intorno, e tirare diritto a parlare di costituzione, idee e democrazia, quando la domanda vera che circola e determina l’agenda della politica e del giornalismo è: cosa ha fatto Silvio con Ruby. Da anni viviamo in questa cappa di gossip che è diventata l’essenza e non la buccia della politica; e giudicato il lìder maximo con quei criteri, anche il resto poi si adegua al parametro. L’accanimento è feroce e velenoso, ed è forse l’unica ragione che porta alla fine a preferire l’orco ai suoi aguzzini; ma sono stanco di parlarne, non voglio più discutere di zoccole, toghe e questurini.

Ma appena si evita il tema erotico, si scivola nella violenza giacobina. Ho vissuto con schifo e orrore il processo in tv con relativa sentenza di condanna del giudice (Travaglio) e poi del popolo, che si è fatto l’altra sera a Bertolaso, con clemenza finale di Santoro che assicurava il condannato che al patibolo, ovvero tra la gente dell’area vesuviana, lo scorterà lui, magari in veste di guardia repubblicana, per evitare il linciaggio della folla prima aizzata. Si processa e si condanna chi cerca di rimediare alla situazione e non chi l’ha creata nel corso di svariati anni. Non ho sentito una terapia diversa, ma solo l’intimidazione a non fare.

Se questa è la democrazia, detesto la democrazia, se questa è la libertà d’informazione, mi vergogno della libertà e dell’informazione. È impossibile governare questo Paese e riformarlo, bisogna solo assecondarlo e addormentarlo, nascondersi e accordarsi sottobanco per condividere rogne e profitti, promettere poco e fare ancor meno, perché non fare è preferibile al fare, è meno perseguibile e meno attaccabile.

Quanto al sesso, gli stessi che difendono come diritto di libertà e segno di modernità l’imporcamento del Paese, con la formula cavouriana in versione inguinale - libero sesso in libero Stato - insorgono poi come furiose bigotte se a esercitare quel diritto privato così libero e moderno è il premier. Vogliono un leader puro per un Paese porco, che essi stessi hanno allevato.