Meglio prevenire

Era scontato, fatale che l’iniziativa dell’Udc per il test anti droga dei suoi e di altri deputati portasse allo scontro rumoroso e inutile degli opposti moralismi. Da una parte centristi puntigliosi, decisi ad un outing tossicologico per dimostrare la loro presunta superiorità strutturale e una personale trasparenza anche nei giorni duri del caso Mele; dall’altra, sinistri provocatori abituati ad assolvere ogni trasgressione, ogni strappo alla morale corrente e tuttavia pronti a inchiodare, con i suoi presunti amici bacchettoni, il deputato sedotto dalle suggestioni della dolce vita. La provincia è una regione dello spirito, i deputati che ne provengono non sempre hanno la forza di sottrarsi alle sue immaginazioni seduttive. Capirai, il sogno di una libertà mai goduta e che Cesa vorrebbe ridurre imponendo il ricongiungimento con le legittime consorti. A spese nostre, s’intende. Né ci interessano quelli che spaccano il capello in quattro e vorrebbero che il test anti droga fosse più severo, tricologico appunto.
Basta, non vogliamo iscriverci nell’albo dei moralisti, né vogliamo intrupparci con quelli che concedono ai rappresentanti della nazione tutte le debolezze che i cittadini esprimono. Chi ci rappresenta dovrebbe essere almeno un poco migliore di noi. Altrimenti perché li eleggeremmo? Dai parlamentari ci aspettiamo l’esercizio delle virtù civili che non siamo in grado di praticare con continuità, la fermezza di decidere i sacrifici che non siamo disposti a sopportare, l’ammonimento di una condotta esemplare, o almeno corretta.
Ma proprio quest’aspirazione ad essere rappresentati e governati dai migliori ci induce a respingere l’iniziativa dell’Udc. Sappiano il gaffeur Cesa e lo sfortunato Casini che i test, molto più stringenti e significativi di quelli proposti per l’uso di droghe, dovrebbero essere praticati prima e non dopo aver sfornato i deputati. Se proprio si vuole garantire al Paese una rappresentanza adeguata ai suoi bisogni e non alle sue debolezze, occorre sottoporre a test, tanti test, coloro che si presentano dicendo di essere disponibili a cariche elettive. Gli esami, che non finiscono mai, non debbono essere fatti a «babbo morto», debbono essere eseguiti quando i soggetti esprimono le prime aspirazioni. Li si deve osservare per dritto e per rovescio, scartando quelli che intendono rappresentare il peggio di chi li sostiene. Non è facile, si comprende, ma è necessario. Bisognerebbe scartare i lobbisti, i fantasisti delle speculazioni agevolate, i frustrati di provincia, i falsi moralisti.
È chiaro che a questo punto il discorso non può riguardare l’Udc e il suo sciagurato deputato. La questione dei test preventivi riguarda tutte le forze politiche. Comprese quelle della maggioranza (sedicente). Ci si deve interrogare sulla scelta dei parlamentari che sbagliano viale quando tornano a casa e finiscono nella Sodoma metropolitana, o di quei consulenti economici che dispensano progetti per sistemare (si fa per dire) un’azienda di telecomunicazioni. Di quei dirigenti e leader che seguono, non da meri spettatori, le scalate a certe banche. Insomma, i rappresentanti della Nazione andrebbero scelti con molta più cura e gli aspiranti, nel proporsi, dovrebbero rinunciare al rispetto della privacy.
Che per i politici è molto più debole che per i cittadini che li eleggono.
Salvatore Scarpino