Meglio puntare sulle azioni

Un lavoratore di 40 anni ha circa altri 25 anni di vita lavorativa davanti a sè. Un arco di tempo sufficientemente lungo per impostare una copertura previdenziale integrativa tale da colmare il gap pensionistico in cui incorrerà. Un 40enne lavoratore dipendente con stipendio annuale di 40mila euro lordi e dinamica salariale moderata (cioè un punto sopra il tasso di inflazione) dovrebbe infatti contare su un trattamento previdenziale Inps pari a circa il 54% dell’ultimo stipendio. Se decidesse di trasformare il trattamento di fine rapporto (Tfr) accantonato anno per anno in ulteriore pensione integrativa, arriverebbe invece al 61% dell’ultima retribuzione. Ma il gap diminuirebbe ulteriormente se convogliasse il Tfr maturato anno per anno in un fondo di previdenza complementare. Ipotizzando un contributo del datore di lavoro pari all’1,50% della retribuzione lorda annua e di sottoscrivere un fondo pensione che renda quanto il Tfr netto, la pensione finale potrebbe infatti raggiungere il 65% dell’ultimo stipendio. È inoltre possibile sfruttare i bassi livelli raggiunti dalla Borsa (meno 65% dai massimi del 2007) per cercare maggiori guadagni. In questo caso la soluzione potrebbe essere investire da subito in un fondo pensione a indirizzo prevalente azionario per 15 anni (con un rendimento medio annuo del 6%), quindi spostare il denaro su un fondo bilanciato obbligazionario per i successivi cinque anni (3% il rendimento medio annuo) e per gli ultimi 5 anni affidarsi a un fondo di garanzia (2% il rendimento) così da mettere al sicuro i risparmi accumulati. L’esito dovrebbe essere un trattamento pensionistico complessivo (considerando l’Inps e la previdenza complementare) almeno pari al 70% dell’ultima retribuzione.