MEGLIO RAGAZZE MUTE CHE RIDICOLE

Si sa come sono le serate di Miss Italia, se abbiamo voglia di parlarne con sincerità: le ragazze sfilano e si fanno ammirare per il piacere proprio e del pubblico, oltreché per rispettare il senso principale di una gara nata per premiare la bellezza. A un certo punto però, per un malinteso senso di rispetto nei confronti degli elementi non solo estetici della loro personalità, si decide di sottoporle a un tour de force di chiacchiere, scenette, barzellette, monologhi, appelli, spiegazioni, motivazioni. Come se i loro aspetti più interiori dovessero venire fuori da questi numeri circensi anziché risultarne penalizzati proprio per il carattere forzato dell'esibizione. Fino a qualche anno fa le povere concorrenti venivano addirittura sottoposte a cosiddette «prove di cultura», perché la vulgata politicamente corretta considerava meno umiliante, non si è ancora capito per quali ragioni, il fatto che fosse soppesata con curiosità inquisitoria la loro preparazione culturale (per la quale non erano certo lì) anziché la loro sfavillante e gioiosa bellezza (per la quale erano state chiamate in gara). Oggi si è scelto di conoscere le ragazze soprattutto attraverso le cosiddette sfide a coppie, con l'unico risultato tangibile di scoprire, come prima cosa, che le miss non sanno proprio raccontare le barzellette. Meglio farsene una ragione e non insistere: non è il loro mestiere (e bisognerebbe anche sculacciare chi gliele scrive per l'occasione, perché di più agghiaccianti non ne potrebbero circolare). Non è neanche il loro mestiere ballare, recitare poesie o fare appelli per la pace nel mondo, circostanza per la quale vengono ora prese in giro con appositi intermezzi cabarettistici. Morale: le aspiranti Miss, serata dopo serata, un po' per evitare che si parli solo della esposizione delle loro qualità fisiche e un po' per riempire le interminabili puntate, sono costrette ad ogni genere di esibizione dialettica. E più parlano e più sembra di sentire nelle case dei telespettatori, prima o dopo, un sottofondo di: «ma statte zitta» che finisce per coinvolgere non solo i più abbruttiti e insensibili maschilisti ma, potrei giurarci, anche le veterofemministe più irriducibili. Si capisce quindi benissimo come sia subito balzata all'attenzione generale la singolare performance della concorrente Linda Bambini, che chiamata a sfidare una concorrente ha impiegato il minuto concesso per l'esibizione standosene semplicemente zitta, fissando muta la telecamera (e lasciandosi fissare) con i suoi grandi occhi azzurri. Il televoto del pubblico le ha riservato un plebiscito, e c'era da aspettarselo. Il silenzio ha una sua forza dirompente, e nulla più della bellezza è giusto che lasci, almeno ogni tanto, senza parole.