Meglio Rutelli della «fatina» Melandri

Caro Granzotto, cosa ci va a combinare? Tutti quei salamelecchi a Rutelli, con il quale vi scambiate anche il tu, per un giardinetto a Verona! Questa si chiama intelligenza col nemico e da lei non ce lo saremmo aspettato. Fa autocritica o passa direttamente alla rieducazione?


Alto là, Albertini, intende forse insinuare che ho voltato gabbana, la medesima che indosso - sempre dallo stesso verso - dall’età della ragione? Ma lo sa che per la storia del giardino Lombroso un lettore veronese e progressista mi ha dato, papale papale, del «cretino bipolare»? E questo perché sono andato a criticare la giunta di sinistra e a scomodare nientemeno che un ministro e tutto per uno «sputo di terra»? Così ha scritto: «sputo di terra». Be’, sarò anche un cretino bipolare, ma i ringraziamenti a Francesco Rutelli erano doverosi. Con la sua lettera non solo ha confermato di ricordarsi d’essere un rappresentante del popolo (sovrano) e di amministrare in suo nome il bene pubblico, ma ha fatto un gesto che per spocchia o menefreghismo i suoi colleghi - tutti: d’ogni colore e sfumatura politica - manco morti. E badi che non sto parlando di correttezza istituzionale o, meno che mai, di doveri: parlo solo di buone maniere. Il tenerne conto non c’entra niente con la gabbana, anche se ammetto che di intelligenza col nemico, be’, sì, un pochino ce n’è. Mica è peccato: i nemici - nemici si fa per dire, ovvio - non sono tutti uguali. Per dirne una, io con Prodi mai e poi mai mi ci intelligenterei (lo so: quel vocabolo non esiste. È forse colpa mia?)
Il fatto è, caro Albertini, che a parer mio Francesco Rutelli vanta una rilevante benemerenza. Si trova infatti a essere l’unico politico di rango e di parte avversa a non essersi formato nelle parrocchie comunista e democristiana. E siccome vuoi che si collochi all’opposizione o che impazzi al governo con la sinistra noi dobbiamo conviverci, di gran lunga preferirei vederci alla testa uno come Rutelli, non suggestionato dalla formazione, dagli atteggiamenti, dai tic, dai vezzi, dai precetti, dai riti, dalla retorica, dai luoghi comuni, dalle parole d’ordine e dal ciarpame culturale della prima Repubblica. Non è tanto una questione politica, ma di atteggiamento. Per capirci: se Rutelli fosse stato beccato a Malindi intento a far baldoria nella villa di Flavio Briatore, l’avrebbe presa così: embé? Io in vacanza voglio distrarmi, voglio divertirmi e da Briatore ci si diverte. Tutt’altra reazione di quella di Giovanna Melandri, nipotina e fatina della prima Repubblica, che non solo ha negato - e già questo basterebbe - ma è andata anche a precisare che lei in Africa non ci va alla spensierata, bensì da «turista consapevole». Turista consapevole! Sono questi i tic, i riflessi condizionati che le Melandri e i Melandri non sanno controllare. Rutelli non avrebbe mai detto una stupidata politicamente corretta del genere. Ecco perché, sia pure con la dovuta cautela, mi garba.
Paolo Granzotto