«Meglio soli che col Pd. E Berlusconi non è finito»

Luigi Baruffi, segretario regionale dell’Udc, ha già incontrato Filippo Penati e i vertici del Pd. E dopo Natale si vedranno di nuovo. «Ma le divergenze rimangono molto forti. Non vedo nessuna possibilità di intesa da quella parte».
Onorevole Baruffi, ma allora l’Udc alle regionali va col centrodestra?
«Anche nel centrodestra non mi pare ci siano le condizioni».
Cosa resta?
«La via dell’autonomia».
Non porta molto lontano.
«L’elettorato lombardo in questa fase di disillusione per la politica non potrà che apprezzare la nostra scelta».
Finora sia in Regione che in Comune, ha apprezzato la scelta di stare nel centrodestra.
«La fotografia di ieri mostra un’Udc dentro la Casa delle libertà. Quella di oggi non più».
Avete tradito?
«Uno strappo politico ben chiaro nel 2008. Ma questo non significa rinunciare alle alleanze, significa privilegiare l’autonomia».
Sembra che l’Udc a Roma remi in una direzione, mentre quella lombarda vorrebbe ricongiungersi a Berlusconi.
«Noi privilegiamo i programmi. Se ci sono affinità si può pensare a un’alleanza. E a una corsa insieme».
Decidere regione per regione vuol dire andare a caccia di poltrone.
«Noi, veramente, nel 2008 le poltrone le abbiamo abbandonate. Un gesto che non vedo fare da molti».
Casini all’assemblea Udc ha detto che il dopo Berlusconi è già cominciato.
«Se per post Berlusconi si intende la chiusura di un ciclo, credo che dopo 15 anni di ribalta sia inevitabile. È fisiologico».
Se invece?
«Se invece si parla di una fine immediata di Berlusconi, ecco io oggi proprio non riesco a vederla».
Se Casini va a sinistra, il vostro elettorato lo seguirà?
«Non vedo proprio elementi per poter pensare a un’alleanza a sinistra. Il Pd è ostaggio, è teleguidato dalle ali estreme, la sinistra radicale e Di Pietro».
Come mai?
«Perché oggi vince chi urla. Chi usa toni da guerra civile, chi odia l’avversario. Noi non la pensiamo così».
Quindi mai con chi sta con Di Pietro e con la sinistra?
«Mai».
Che succede alle elezioni?
«La Lombardia ha bisogno di una Regione coesa, di una larga maggioranza e di buon governo».
Sembrano parole di Formigoni. Che però vi invita a non offrire “accordicchi”.
«Noi privilegiamo i programmi. Abbiamo già chiesto ai nostri esperti. Presenteremo presto i punti su cui non siamo disposti a mediare. Poi incontreremo tutti, senza distinzioni».
Odio e politica che urla, lei ha una visione piuttosto amara del futuro.
«È il dramma dell’Italia. Che sta diventando il dramma anche della Lombardia. I moderati pronti a dialogare sembrano dover perdere».
Il leghista Davide Boni chiede a Formigoni di lasciar fuori l’Udc.
«La Lega ha bisogno di un Formigoni prigioniero. Gli punta la pistola alla tempia, vuol dettargli l’agenda. Non un rapporto di collaborazione, ma conflitto. Bisognerà vedere se Formigoni accetta».