«Meglio spiati che con la paura»

I viaggiatori: «La privacy non conta, sì ad altri occhi elettronici»

Laura Sonzogni

Paura degli attentati? Sguardi in cagnesco verso il primo «Mohammed» che entra nell’affollato vagone? Attacchi di panico di fronte ad ogni pacco «sospetto» abbandonato sui sedili? Niente di tutto ciò. Le migliaia di persone che ogni giorno si muovono nelle vie sotterranee della città sembrano aver dimenticato gli avvenimenti del nostro passato più recente, della storia di cui siamo testimoni e protagonisti. I problemi che assillano i passeggeri della metropolitana sono altri. «Non mi preoccupo per gli attentati, ho vissuto in tempo di guerra e ne ho viste di tutti i colori - afferma Olga Venturini, 84 anni, pensionata - Preferisco sicuramente la metropolitana ai mezzi di superficie, che amo definire A.A., Associazione Ammazzavecchi, per la guida spericolata di certi autisti». Nonostante si senta tranquilla, Olga condivide l’idea di potenziare il sistema di videosorveglianza. «Io prendo la metropolitana ogni giorno - dice Vito Prestigiacomo, 25 anni, libero professionista - personalmente non mi sento minacciato dai borseggiatori o dai malintenzionati, ma penso che incrementare il numero delle telecamere possa essere utile soprattutto per le donne che prendono la metro di sera». Nessuno comunque vive la videosorveglianza come una violazione del diritto alla riservatezza. Martina, una giovane studentessa di 21 anni, pensa che in futuro saremo sempre più controllati e la cosa non le dispiace affatto. «Mi sentirei più sicura se trovassi un poliziotto in ogni vagone, anche se mi rendo conto di chiedere troppo. Qui di sera circola gente poco raccomandabile - continua Martina - e una semplice telecamera non potrebbe impedire a dei malintenzionati di portarmi via». Anche per Emanuela Mare, grafica di 42 anni, la privacy passa in secondo piano se è in gioco la vita delle persone. «Con i tempi che corrono non posso che essere d’accordo con la videosorveglianza - dice Piero Vergani, 52 anni, libero professionista - Secondo me sarebbe anche utile fare più controlli su chi entra e esce dalla metro».
C’è anche chi in metropolitana ci lavora e con il rischio deve per forza convivere. Marianna Cuoco, 31 anni, barista nella stazione di Cadorna, ammette di avere paura: «Non è un posto molto tranquillo, di qui passa tantissima gente e molte volte non so con chi ho a che fare. Per questo sono favorevole a tutte le telecamere». I controllori dell’Atm, che passano intere giornate in guardiola, sono abituati a fare i conti con certe ansie. «Io lavoro qui da dieci anni e non ho paura degli attentati - dichiara M.C., 50 anni - Il pericolo maggiore è costituito dai borseggiatori. Infatti ci sono sempre più carabinieri e la situazione sta migliorando».
Per chi viene da fuori, Milano è una città tutto sommato tranquilla. Rosa Marte, 26 anni, neolaureata, vive qui da pochi mesi e non ha mai avuto problemi: «A Roma, invece, mi hanno scippata due volte». In Italia da dodici anni, Malshi Kohl, 50 anni, muratore albanese, non ha dubbi: «La metropolitana milanese non è affatto pericolosa». Milano può sembrare addirittura un piccolo paradiso per chi viene da una metropoli come New York: «Sono qui da tre anni e non mi preoccupa assolutamente muovermi in metro - afferma Roberta Acquaviva, 55 anni, insegnante - Nella Grande Mela sì che c’è da aver paura!».