Meglio tardi che mai

Il Comune di Milano si è finalmente deciso a sostituire la targa dedicata all’anarchico Giuseppe Pinelli «ucciso innocente» (targa messa da alcuni studenti molti anni fa) con una in cui Pinelli risulta «innocente morto tragicamente». La targa rimossa, oltretutto, infangava la memoria del commissario Luigi Calabresi e non rispettava la sentenza secondo la quale Pinelli non fu ucciso, bensì si suicidò. Vero? Falso? Ciascuno mantiene le proprie convinzioni, ma è chiaro che su una lapide devi scriverci quel che ha detto la magistratura, non Dario Fo. Ma lasciamo perdere coloro che ora vorrebbero rimettere al suo posto una targa illegale in spregio alla magistratura: prendiamo il magistrato che a suo tempo redasse la sentenza di non uccisione, Gerardo D’Ambrosio. Che dice? Difende la sua sentenza? No. Intervistato dal Corriere, si chiede: «Perché solo adesso, a meno di 30 giorni dalle elezioni?», «La sentenza è passata in giudicato nel 1972». Come a dire: meglio mai che tardi. D’Ambrosio poi collega la sostituzione della targa al corteo neofascista dell’altra settimana: «Nel periodo della strategia della tensione furono usati strumenti simili». Questo nel marzo 2006. Decisioni a orologeria, dunque: ciò di cui i politici di Mani pulite accusavano proprio D’Ambrosio: e l’accusavano, permetterà, su basi assai più suggestive. Coraggio, il 9 aprile è dietro l’angolo.