«Meglio varare prima la devoluzione»

Donato Bruno (Forza Italia): più semplice approvare le modifiche alla Carta del ’48, sulla legge elettorale ci saranno 500 emendamenti e votazioni segrete

Francesco Kamel

da Roma

Donato Bruno, presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera ed esponente di Forza Italia, quali sono i prossimi passaggi della riforma proporzionale?
«Domani alle 18 scade il termine per presentare, in Commissione Affari costituzionali, i subemendamenti al provvedimento di riforma. Martedì ci sarà la discussione complessiva. A seguire le votazioni ed entro il 28 settembre voteremo sul mandato al relatore. Il giorno dopo si passerà in Aula».
Com'è il clima in Commissione?
«Il clima è ottimo. Come è sempre stato in questi quattro anni. Sulla riforma costituzionale, sulla Cirami e su tutti gli altri provvedimenti, in Commissione c'è sempre stata un'ampia collaborazione e un sereno confronto nel merito delle cose da fare. È chiaro che tutti, soprattutto l'opposizione, fanno un uso integrale del regolamento ma c'è sempre stato un dibattito civile».
Achille Occhetto parla di un «colpo di Stato» operato dal centrodestra.
«Con il coro delle polemiche e i girotondi non si entra nel merito della discussione. Quella è la politica dei giornali. Tutta un’altra cosa».
Il ministro Landolfi (An) avanza l'ipotesi di un proporzionale puro.
«È una delle ipotesi su cui si sta discutendo. Noi abbiamo avuto un mandato dai leader politici del centrodestra: il mandato di studiare un sistema elettorale proporzionale con sbarramento e premio di maggioranza. Abbiamo fatto una discussione tecnica ma sarà poi il tavolo politico a scegliere sui nodi di fondo».
Che sarebbero?
«Ad esempio lo sbarramento al 4% o al 5% o anche a meno. Poi c'è il nodo della suddivisione al 50% tra gli eletti con le preferenze e con le liste bloccate. Infine c'è da decidere sui voti dei partiti che non raggiungono lo sbarramento, stabilendo se conteggiarli nel voto di coalizione o lasciarli fuori. Sono tutti nodi che abbiamo affrontato ma che adesso lasciamo alla dialettica politica».
Per lei quale sarebbe l’impostazione migliore?
«In assoluto non c'è un sistema del tutto positivo. Ci sono cose positive e negative in ogni scelta che si fa. Prendiamo ad esempio lo sbarramento: è chiaro che argina la frammentazione ma ci si rimette sulla rappresentatività. Si tratta di trovare una soluzione equilibrata».
A che punto è la trattativa nel centrodestra?
«Un'intesa ancora non è stata raggiunta. Mi risulta che proprio in queste ore Gianni Letta stia mediando e facendo da punto di riferimento per smussare le differenze esistenti tra gli alleati».
Secondo lei va votata prima la riforma dello Stato o quella elettorale?
«Anche qui il calendario è chiaro: già lunedì sarà in Aula il testo sulla riforma costituzionale. Ma il voto definitivo potrebbe poi slittare a ottobre. Secondo me l'approvazione della devoluzione - come la si chiama impropriamente visto che è invece una riforma complessiva della Costituzione - può avvenire prima per un motivo molto semplice. Sulla riforma elettorale si preannunciano 500 o più emendamenti, poi ci sono le votazioni segrete: è un’approvazione più lunga e complessa. Meglio chiudere subito il capitolo della riforma costituzionale».