Mei , tanto solenne da concedersi l'ironia

L'artista senese spicca per la sua visione barocca del tutto originale Una pittura di storia aulica, ispirata ai temi classici, greci e biblici

diLa più importante collezione d'arte antica di proprietà di una banca, e comunque la più organica, meglio costituita e rappresentata da opere di sicura qualità, è certamente quella del Monte dei Paschi di Siena. L'intelligenza dei dirigenti dell'istituto ha garantito alla città l'eccezionale nucleo della raccolta Chigi Saracini, e la sua stessa sede. Nel corso degli anni questo già ben fornito fondo è stato incrementato con acquisti di opere di scuola senese. Per organizzare l'ampia materia, con soddisfazione del pubblico e degli studiosi, il Monte dei Paschi si è poi dotato di alcuni ambienti come luoghi espositivi, vere e proprie sale di museo con sofisticati criteri di allestimento e di sicurezza, per mostre temporanee.

Restano a cadenzare queste iniziative i «quaderni» di schedatura e catalogo delle opere, condotti con metodi di rigorosa filologia e affidati a sicuri specialisti. Dopo il volume sul Sassetta e i pittori toscani fra XIII e XV secolo , è stata la volta di Bernardino Mei e la pittura barocca a Siena , a cura di Fabio Bisogni e Marco Ciampolini.

Di Bernardino Mei, dopo gli imponenti acquisti recenti, il Monte dei Paschi possiede ora il più importante gruppo di opere esistente. Aver puntato su di un artista fino a qualche anno fa quasi completamente sconosciuto come il Mei è stata una scelta favorita non solo da ragioni municipali, ma anche dal progressivo riconoscimento di una forte personalità cui oggi è attribuito il ruolo di protagonista. Avviene così che una banca e il mercato dell'arte da essa stimolato aprano la strada agli studi e indichino e promuovano preziose ricerche filologiche con importanti conseguenze per la storiografia artistica.

Il senese Bernardino Mei, nato nel 1612 e morto nel 1676, spicca nel contesto dell'arte senese del Seicento, ricostruito attraverso le opere di Astolfo Petrazzi, di Raffaello Vanni, di Rutilio e Domenico Manetti, di Nicolò Tornioli. E in lui si riconoscono i caratteri più singolarmente autonomi di un linguaggio che non è subordinato né a quello caravaggesco, né a quello baroccesco, né a quello bolognese, né a quello cortonesco.

Mei parla senese; non declina formule fortunate provenienti da altre trainanti scuole, e dà invece corpo a una originalissima visione barocca. La sua specialità sono i temi tratti dai testi classici, dagli storici e dai tragici greci, dalla Bibbia, tradotti in macchine teatrali complesse, richieste da colti committenti per destinazioni private. Mei non ama i quadri religiosi, i suoi temi sono: Betsabea, Oreste che uccide Egisto e Clitennestra, Artemisia che beve acqua mista alle ceneri del marito defunto ecc. Nei suoi esiti più alti egli compete con Mattia Preti e Pietro da Cortona. Ma c'è in lui una sensualità razionale, un naturalismo psicologico, eccedente per introspezione, che lo fanno unico.

È anche nobilmente retorico, seriosamente solenne, macchinosamente allegorico. Il suo capolavoro è forse la grandiosa tela con la storia di Antioco e Stratonice , un superbo esempio di pittura di storia. In essa si rappresenta l'episodio narrato da Plutarco: il medico Erasistrato si accorge che Antioco, figlio del re Seleuco, non ha una malattia fisica, ma è malato d'amore per la giovane matrigna Stratonice. Il padre, turbato, pur di veder guarito il figlio gli lascia la moglie e il regno. Ai committenti del Mei dovevano sembrare molto esemplari questi episodi di virtù antica con una profonda moralità. Ma la sua grandezza è vieppiù confermata da un'opera veramente straordinaria dove interviene anche l'elemento più lontano dalla pittura di storia, l'ironia.

Mi riferisco al Ciarlatano , una potente immagine di povero, monumentale come il Padreterno e come quello atteggiato, e di un realismo che compete con le immagini del Ceruti quasi superandolo in energia, potenza e realismo. Come avrà potuto il Mei, così aulico, solenne e proiettato nel passato, dipingere un'immagine così vera, così imminente, così viva, così contemporanea? Questo Dulcamara non appartiene alla pittura di genere, ma alla vita quotidiana raccontata da Caravaggio e da Velázquez. E con la grandezza di quelli si misura.

La mostra

Il ciarlatano di Bernardino Mei farà parte della mostra Il tesoro d'Italia (dal 22 maggio) curata da Vittorio Sgarbi presso il Padiglione Eataly a Expo 2015, a Milano. Accanto al quadro di Mei, oltre cento capolavori antichi e contemporanei di Masaccio, Masolino, Bellini, Manzoni e tanti altri maestri, in rappresentanza di tutte le Regioni d'Italia .