«Melancholia» una mattonata ma al fresco

Tutti in sala Perla, alle 14 di ieri, in cerca di fresco. Passavano i 450 minuti di Melancholia, evento di Orizzonti caro al direttore Müller e all’estatico Ghezzi, per il quale «la melancholia di Lav Diaz ingoia tutto il cinema che vediamo qui, e gli heimat e i berlinalexanderplatz» (nel senso delle saghe sterminate). Avete letto bene: 450 minuti, ovvero 7 ore e mezza. Nella Mostra che smobilita in attesa della premiazione i pochi cinefili rimasti, schiantati dal caldo quasi ferragostano, si sono infilati nella sala raffreddata dall’aria condizionata. Molti abbioccati, qualcuno intento a spedire sms, altri decisi a farsi piacere la mattonata d’autore, in bianco e nero, per lo più a camera fissa, firmato da Lav Diaz: regista, recita il catalogo, «che si fa cantore della lotta dell’umanità e del popolo filippino per la redenzione». Sulla sinossi leggiamo: «Perché nel mondo c’è così tanta tristezza e troppa follia? La felicità è solamente un concetto? Vivere è solo un modo per misurare il dolore dell’uomo?». Domande interessanti, alle quali non sapremmo dire se il film torrenziale dia una risposta. Il sottoscritto, ritemprato dall’aria frizzantina, ha resistito una mezz’oretta. Per darvi l’idea. Sotto la pioggia, per strada, una suora chiede l’elemosina per i poveri, ma non passa nessuno. E così se ne vanno cinque minuti. Una bella ragazza in minigonna, stivaloni e maxi cappotto, forse una prostituta, cammina e cammina, chissà dove va. Sette minuti. Magari nella seconda parte succedono cose strabilianti.
IL FILOSOFO. LidoPhylo, il ciclo di incontri filosofici organizzato da Stefano Bonaga, ha laureato «ad honorem» Wim Wenders. Il quale, nel ricevere il premio, ha ricordato: «Ho studiato filosofia per un anno e mezzo, ma poi ho smesso quando mi sono accorto che si occupava di più di se stessa che della gente. Un po’ quanto accade anche ad alcuni registi». Autocritica o messaggio cifrato?
UNCUT. Venezia ’68, l’ormai famoso documentario di Sarno & Della Casa sulla contestazione al Lido nel corso di quell’anno cruciale, avrà una sua versione uncut, insomma riveduta e corretta, con l’aggiunta di una ventina di minuti. Perlopiù frammenti di interviste ai dieci testimoni dell’epoca. Pare che gli extra più gustosi riguardino Ugo Gregoretti, già scoppiettante nel ricordare, lui che fu leader quasi involontario della ribellione in qualità di presidente dell’Anac, episodi e situazioni di quelle due giornate. L’appuntamento è per il 7 ottobre al Museo del cinema di Torino.
DISIDRATATO? Alessandro Gassman, piuttosto sperso tra le femmine folli del Seme della discordia, è stato descritto come «disidratato» in una recensione. Bella immagine. Alcune giornaliste, però, hanno eccepito.