Melandri: «Deducibili le spese per la palestra»

da Roma

Deduzione, al pari delle spese mediche, anche per le spese sostenute per la frequenza di palestre. È la misura proposta dal ministro per le politiche giovanili e le attività sportive, Giovanna Melandri, per fronteggiare i rischi legati all'obesità, sempre più un'emergenza anche nel nostro Paese.
«L'allarme obesità, lanciato in questi giorni dall'Unione Europea e da molti organismi nazionali - afferma Melandri in una nota - evidenzia che anche nel nostro Paese questo fenomeno è in costante e preoccupante aumento, arrivando a colpire 4 milioni di persone. Il dato è ancora più allarmante se consideriamo che si tratta di un'emergenza che investe anche i nostri bambini: di loro, due su dieci sono obesi e il 50% rischia di esserlo anche da adulto».
La lotta all'obesità e la diffusione di stili di vita sani, ha aggiunto il ministro, «sono tra le priorità del nuovo dicastero per le Politiche giovanili e le Attività sportive. Per questo, è importante promuovere, come strumenti di prevenzione, campagne a favore di una sana educazione alimentare e di una regolare attività fisica». Melandri sottolinea inoltre come l'obesità rappresenti un pesante aggravio sulla spesa pubblica. «Ecco perché - ha affermato - sono convinta che occorre esplorare ogni strumento utile a contrastare questo fenomeno. Si potrebbe, ad esempio, ipotizzare la deduzione, al pari delle spese mediche anche per le spese destinate all'iscrizione e alla frequenza delle palestre e delle associazioni sportive».
«Spese necessarie - conclude il ministro - per la tutela della salute, la prevenzione delle malattie e la realizzazione di risparmi nel bilancio dello Stato».
Proprio la settimana scorsa da Sydney è partito l'allarme: i ragazzi della nuova generazione, per la prima volta nella storia, potrebbero essere i primi ad avere una vita più breve dei propri genitori per colpa delle malattie causate dall'obesità e dal sovrappeso. Un allarme raccolto da tutti i pediatri, secondo i quali è urgente intervenire nelle scuole e nelle famiglie per modificare abitudini di consumo sbagliate che si sono diffuse anche in Italia, dove sono fuori forma ben il 36% dei ragazzi.