Melandri, il fuoriclasse triste che sogna il titolo e la Ducati

La Rossa lo corteggia, lui ci conta. La strana carriera del campione invisibile. A Motegi, Valentino vola e Hayden rinnova con la Honda

Nanni Scaglia

da Motegi

A pensarci bene, tutta la sua carriera è stata un continuo di alti e bassi, un alternarsi di vittorie entusiasmanti e delusioni dolorose. Marco Melandri, 24 anni, un titolo mondiale in 250, uno perso per un punto in 125, cinque vittorie in MotoGP, è un talento puro del motociclismo, che però ha vinto meno di quanto ci si potesse aspettare. Eppure, in pochi guidano come Marco. «Ancora non capisco come ho fatto a Phillip Island ad andare tanto più forte degli altri» si stupisce Melandri dopo l'impresa australiana, quando con la pista bagnata ha rifilato un secondo al giro a tutti. Ma anche a Motegi, dove domani è in programma il Gp del Giappone, terz'ultima prova del campionato più incerto e pazzo degli ultimi vent'anni, Marco è andato a sprazzi: nella prima giornata di prove è stato velocissimo con le gomme da tempo, terzo alle spalle di Rossi e Nakano, in difficoltà, invece, sulla distanza con Capirossi extraterrestre. «Ma io non ho nulla da perdere - dice Marco - e questo mi permette di rischiare. Qui il favorito è Loris, ma io mi sento pronto per lottare».
Solo Valentino Rossi ha vinto più gare, cinque contro tre, ma questo non basta a Marco per essere realmente in corsa per il titolo, perché una serie di Gp da pilota qualunque lo costringono a inseguire staccato di 32 punti. In ogni caso, il momento per Marco è senz'altro positivo, o perlomeno dovrebbe esserlo, perché il successo di domenica scorsa gli ha regalato il terzo posto nel mondiale e per il 2006 ha la possibilità di scegliere tra ben due alternative, altrettanto interessanti: la prima è rimanere dov'è, in sella alla Honda di Gresini con cui il rapporto si è in qualche modo rotto, l'altra accettare l'offerta consistente (si parla di due milioni di euro a stagione) della Ducati per affiancare Capirossi. «Non parlo né della Ducati né della Honda», si fa scuro in volto Melandri quando gli si chiede del 2007. Ecco perché, nonostante tutto, non riesce a sorridere, in un alternarsi di sentimenti che, da sempre, caratterizzano anche la sua vita privata: il momento è delicato, scegliere è tutt'altro che semplice e il gusto della vittoria si sfuma immediatamente nelle preoccupazioni e nelle incertezze per il domani. In cuor suo, Marco ha già deciso: vuole la Ducati ufficiale e le Bridgestone, convinto che con una Honda e le Michelin di una squadra satellite, non si possa vincere.
«Tutti i piloti devono avere coraggio per andare via dalla Honda», dice Rossi. Non lo ha avuto Nicky Hayden, che dopo essere stato in trattativa con la Ducati e la Yamaha, ieri ha annunciato il rinnovo del contratto con la Hrc fino al 2008 compreso. Il modo migliore per affrontare il finale di stagione che per lui si annuncia infuocato: deve provare a difendere 21 punti di vantaggio su Valentino, dopo averne persi 30 nelle ultime tre gare.