Melandri imbavaglia i suoi sottosegretari

Francesco Cramer

da Milano

Un bel bavaglio attorno alla bocca perché non si sa mai. Forse vedendo che aria tira nel governo, con ministri che ogni minuto smentiscono i colleghi, poi precisano, chiarificano, puntualizzano, Giovanna Melandri ha deciso di correre ai ripari. La titolare per le Politiche giovanili e le attività sportive ha preso carta e penna e ha inviato una bella direttiva ai suoi due sottosegretari, Elidio De Paoli e Giovanni Lolli. Ufficialmente, la ratio della circolare è «assicurare l’uniformità della linea politica». In pratica la Melandri entra in tackle sull’autonomia di giudizio e la libertà di espressione dei «suoi» uomini. Scrive il ministro: «Ciascun sottosegretario provvederà a trasmettere tempestivamente al capo di gabinetto copia dei testi degli interventi, delle interviste e di ogni altra dichiarazione rilasciata agli organi di informazione che coinvolgano i temi dello sport e delle politiche giovanili». E così il ministero è militarizzato, sorvegliato. Nulla esca da lì, senza il placet del capo.
Lei, da sempre in guerra contro i maschilismi di destra e di sinistra, questa volta si lancia in un intervento che più maschio non si può. «Ciascun sottosegretario dovrà inoltre coordinare la sua attività con quella del ministro - scrive - curando la trasmissione alla segreteria particolare del ministro, con cadenza settimanale, del piano degli impegni istituzionali e degli incontri previsti in sede e fuori sede». Un ministro con la gonna ma che calza gli anfibi. D’altronde lo disse chiaro e tondo: «Gli uomini difficilmente cedono il potere e le donne, spesso, si accontentano di essere subalterne». Ma lei no, subalterna non lo è per nulla, anzi. Comandare le piace. Già ministro per i Beni e le Attività culturali dal 1998 al 2001, ammise: «Al ministero avevo instaurato un clima molto severo».
Ma i destinatari della delibera-censura non sembrano averla presa bene. Il sottosegretario Elidio De Paoli, ex senatore, leader della Lega per l’autonomia Alleanza lombarda, proprio non ci sta: «Sono arrivato a 58 anni senza avere mai avuto né padrini né padroni, figuriamoci se mi faccio intimidire dal ministro». Non solo: «Nessuno, ripeto nessuno, può sperare di mettermi il bavaglio, questo è uno schiaffo alla democrazia». E poi, c’è la difficoltà pratica di far avere sul tavolo del ministro interventi, interviste e ogni dichiarazione rilasciata ai media. «Guardi, io rispondo sempre a tutti, sia che mi chiami l’Unità oppure voi del Giornale. Melandri leggerà le mie dichiarazioni il giorno dopo. Come del resto faccio io». Uno a uno, palla al centro.