Melandri: «La mia vera sfida? Battere Rossi e restare amici»

Chi ci è riuscito non ha mai avuto un gran rapporto con Valentino: «Ma io dimostrerò il contrario»

Giovanni Zamagni

da Valencia

Primo. Esattamente come due settimane fa in Turchia. D'accordo, sono solo le prove libere dell'ultimo Gp, ma è la conferma che Marco Melandri è in grande forma. Lo è dall'inizio dell'anno per la verità, ma il successo di Istanbul lo ha definitivamente promosso tra i grandi. Davanti, in classifica generale, per il momento c'è solo Valentino Rossi e la possibilità di conquistare la piazza d'onore è più che concreta, perché Marco ha nove punti di vantaggio su Nicky Hayden, ieri quarto. Non male per un pilota che fino alla scorsa stagione veniva considerato - ingiustamente - un sopravvalutato e quando si parlava dei piloti italiani della MotoGp si nominavano solamente Rossi, Biaggi e Capirossi. Adesso, però, talento e capacità di Melandri sono finalmente chiari a tutti.
Allora Marco, adesso è diventato l'anti-Rossi...
«Questa mi dà valore, ma non mi piace. Mi sembra un modo per farmi litigare con Valentino, ma fortunatamente io e lui abbiamo un buon rapporto umano, che spero rimanga tale anche in futuro. Io non corro per battere Rossi, ma per fare del mio meglio. Lasciamo perdere certi confronti. L'ho battuto una volta, ma da qui a riuscirci con costanza ne passa. È chiaro che ci proverò ancora, adesso so anche di poterci riuscire, ma lui rimane il punto di riferimento».
La vittoria in Turchia è stata comunque fantastica: ha rivisto la gara?
«Tre volte! E ogni volta è stata una grandissima emozione e anche se sapevo come sarebbe andata a finire, ero comunque teso e negli ultimi giri mi è venuta la pelle d'oca a sentire il commento di Guido Meda e Loris Reggiani (i telecronisti di Italia 1, ndr). Sulla moto ero naturalmente concentrato su quello che facevo, mentre sul divano di casa mia mi sono reso conto meglio di quello che ho compiuto. Ma adesso viene il difficile, perché se vincere è complicato, lo è ancora di più restare lì. E Valentino sarà ancora più determinato».
Le prime prove non sono andate poi così male...
«La Turchia, però, è ormai un ricordo lontano e qui sono ripartito da zero. Sono molto soddisfatto di come è andata la giornata, ho sensazioni positive. La moto va bene, dentro la squadra c'è serenità, l'approccio è quello giusto. All'inizio della stagione avevo due sogni: uno era vincere, e ci sono riuscito, l'altro conquistare il secondo posto nel mondiale. Quello è il mio vero obiettivo per domenica».
Una bella differenza rispetto a soli 12 mesi fa.
«Il 2004 è stato forse l'anno peggiore della mia carriera, ma mi ha insegnato tanto. Guidavo una Yamaha, ma pensavo solo alla Honda e per avere la RC211V ho rischiato di rimanere a piedi. L'anno scorso, proprio qui a Valencia, ho passato momenti terribili quando la Honda ha fatto provare la moto a Pedrosa: se lui fosse passato alla MotoGp, invece di correre un altro anno in 250, adesso sarei a smartellare in fabbrica... Ho passato momenti terribili, ma adesso posso dire di stare bene, di divertirmi: non mi succedeva da tanto».
Chi ha lavorato con lei e con Rossi dice che non ha nulla da invidiare a Valentino come talento, ma non è altrettanto forte psicologicamente.
«Sono onorato che si dica questo di me sulle mie qualità, lo ritengo un grandissimo complimento. Psicologicamente, però, non mi sento così debole. Nella mia carriera ho subito tantissimi infortuni e ogni volta ho dovuto ricominciare da capo, passando gli inverni a recuperare la migliore condizione fisica. E non solo. Quando ho vinto il titolo 250, mi è stato detto che ci ero riuscito solo perché non avevo avversari, mentre l'anno scorso molti sostenevano che dovevo tornare alla quarto di litro o passare in Sbk, insomma che non ero un pilota adatto alla MotoGp. Ma ho saputo reagire».
Adesso per Rossi diventerà un nemico, come è successo con Gibernau, Biaggi e tutti quelli che hanno provato a batterlo?
«Io invece credo che continueremo a rispettarci».